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# La corsa all'IA fa esplodere il prezzo delle memorie: è la "chipflation"
- URL: https://focusamerica.it/la-corsa-allia-fa-esplodere-il-prezzo-delle-memorie-e-la-chipflation/
- Published: 2026-08-13T13:00:07.000Z
- Updated: 2026-08-13T13:00:07.000Z
- Description: L'indice dei prezzi alla produzione per i componenti elettronici è salito del 27,6% a giugno, il massimo dal 1966. I grandi gruppi dell'intelligenza artificiale bloccano le fornitura con contratti pluriennali e i produttori di smartphone ne pagano le conseguenze.
- Author: Redazione
- Tags: Tecnologia, Economia, Semiconduttori, Intelligenza Artificiale, Inflazione, #ig-pubblicato

I prezzi dei chip di memoria stanno aumentando a un ritmo mai visto prima e la domanda legata all'intelligenza artificiale non accenna a rallentare. Il sottoindice dei prezzi alla produzione relativo a componenti e accessori elettronici, che misura in sostanza quanto le aziende pagano per acquistare semiconduttori e altri componenti, è [cresciuto](https://www.axios.com/2026/08/11/chips-memory-inflation-ai?ref=focusamerica.it) del 27,6% a giugno rispetto a un anno prima. È l'aumento più forte da quando la serie statistica esiste, cioè dal 1966: supera sia l'impennata registrata nel 1980, agli albori del personal computer, sia quella provocata dalla crisi delle forniture durante la pandemia.

Non tutti gli indicatori sui semiconduttori mostrano però aumenti altrettanto marcati. La ragione è che misurano categorie differenti: alcuni comprendono molti tipi di chip, mentre l'indice che sta registrando il balzo maggiore include soprattutto componenti particolarmente esposti alla corsa alle memorie RAM, pur comprendendo anche prodotti di altro tipo.

Il fenomeno ha già un nome: "*chipflation*". Il termine è stato coniato in una nota di *Morgan Stanley* del 3 giugno e indica l'inflazione provocata dall'aumento del costo dei chip. I suoi effetti si vedono già nei prezzi di smartphone e computer portatili, nelle somme che le aziende spendono per archiviare dati e utilizzare servizi cloud e nella corsa in Borsa dei produttori di semiconduttori. L'impatto sull'inflazione complessiva dovrebbe comunque restare limitato, perché computer e dispositivi elettronici rappresentano soltanto una piccola parte della spesa totale delle famiglie. La dimensione dell'aumento dei prezzi dei chip resta però senza precedenti.

Chipflation · La corsa alle memorie

## I componenti elettronici non erano *mai* rincarati così in fretta

A giugno il prezzo alla produzione di componenti e accessori elettronici è salito del 27,6% in un anno: è il record da quando la serie esiste, cioè dal 1966\. La domanda di memorie per l’intelligenza artificiale ha rovesciato una tendenza che durava da decenni.

Grafica di FocusAmerica 11 agosto 2026 

Prezzi alla produzione dei componenti elettronici, variazione sui dodici mesi

Record precedente

16,8%

Giugno 2026

27,6%

Giugno 1980, agli albori del personal computer

Il valore più alto dall’inizio della serie

Durante la crisi delle forniture della pandemia il rincaro si era fermato a **+4,8%**: poco più di un sesto di quello di oggi.

Sessant’anni in un grafico

### Una linea che non era mai arrivata fin qui

Variazione sui dodici mesi dell’indice, mese per mese dal dicembre 1966 al giugno 2026.

Tocca la curva, o passa il mouse, per leggere un singolo mese.

Lo strappo è concentrato: a febbraio 2026 l’indice è salito del **9,4% in un solo mese**, il rialzo mensile più forte mai registrato.

Il livello dei prezzi

### Diciannove anni di ribassi cancellati in undici mesi

Qui non c’è la variazione, ma il valore dell’indice. Dopo una discesa durata trent’anni, i componenti elettronici costano oggi quanto nel gennaio 2007.

−46,9%

Discesa dal picco dell’ottobre 1989 al minimo dell’ottobre 2020

+36,0%

Risalita dal minimo del 2020 al giugno 2026

+9,4%

Aumento nel solo mese di febbraio 2026, record della serie

Per decenni il prezzo di un gigabyte di DRAM si è ridotto di circa dieci volte ogni cinque anni. Secondo Morgan Stanley, nell’economia dell’intelligenza artificiale quella regola non vale più.

La catena della scarsità

### I data center comprano per primi, agli altri resta quello che avanza

Meta, Microsoft e Alphabet si assicurano le memorie con contratti pluriennali. I produttori hanno già riorganizzato le priorità: tocca ogni mossa per i dettagli.

SK Hynix La capacità del 2026 è già esaurita+ 

L’azienda ha dichiarato che i volumi previsti per quest’anno sono sostanzialmente tutti impegnati. Chi non ha già firmato resta fuori.

Micron Lascia le memorie per i consumatori+ 

Ha abbandonato il mercato delle memorie vendute direttamente al pubblico per concentrarsi sui clienti dei data center, molto più redditizi.

Samsung Chiede fino al 20% in più+ 

Gli aumenti riguardano i contratti del terzo trimestre, con rincari ancora maggiori su alcune memorie destinate agli smartphone.

Che cosa resta per i prodotti di consumo

Smartphone−12,9%

Personal computer−11,3%

Consegne previste nel 2026, variazione rispetto all’anno precedente.

Le imprese continuano a ordinare per paura di restare senza componenti. Morgan Stanley ha ribattezzato questo comportamento **FOMP**, fear of missing procurement: non la paura di perdere un’occasione, ma quella di non riuscire più ad assicurarsi le forniture. Alcune memorie costano oggi **oltre sei volte** più di dodici mesi fa.

Dove finirà il conto

### Poco sull’inflazione generale, molto su computer e telefoni

Impatto stimato da Morgan Stanley per l’intero 2026\. Le due barre sono nella stessa scala.

Inflazione complessiva negli Stati Uniti +0,1 punti 

Categoria che comprende computer e smartphone fino a +15 punti 

L’effetto sull’indice generale resta contenuto perché computer e dispositivi elettronici pesano poco sulla spesa delle famiglie. Su quei prodotti, però, il rincaro può arrivare a essere centocinquanta volte più visibile.

Fonte Elaborazione FocusAmerica su dati U.S. Bureau of Labor Statistics, serie WPU1178 (prezzi alla produzione di componenti e accessori elettronici, dati non destagionalizzati, indice 1982 = 100), aggiornata al giugno 2026 e consultata su FRED. Stime su contratti, consegne e inflazione: Morgan Stanley. 

### **I data center comprano per primi, gli altri ciò che avanza**

Alla base del rincaro c'è soprattutto una corsa per accaparrarsi una capacità produttiva limitata. I grandi operatori dei data center, da *Meta* a *Microsoft* e *Alphabet*, stanno assicurandosi le forniture di banchi di memoria attraverso contratti pluriennali firmati oggi per gli anni a venire. Di conseguenza, ai produttori di computer e telefoni resta da contendersi una quantità più ridotta di chip. E quando l'offerta scarseggia rispetto alla domanda, i prezzi salgono: secondo *Morgan Stanley*, alcune memorie finiscono per costare oggi oltre 6 volte più di dodici mesi fa.

I produttori hanno già adeguato le proprie strategie. *SK Hynix* ha dichiarato che la capacità produttiva prevista per il 2026 è sostanzialmente già esaurita. *Micron* ha abbandonato il mercato delle memorie destinate direttamente ai consumatori per concentrarsi sui clienti dei data center, molto più redditizi. *Samsung* ha invece chiesto aumenti fino al 20% sui contratti del terzo trimestre, con rincari ancora maggiori per alcune memorie destinate agli smartphone. Secondo le proiezioni del settore, nel 2026 le consegne di smartphone potrebbero così diminuire di circa il 12,9% e quelle di personal computer dell'11,3%.

Per decenni il funzionamento del mercato era stato esattamente opposto. Il prezzo di un gigabyte di *DRAM*, la memoria ad alta velocità utilizzata temporaneamente da server, computer e smartphone mentre elaborano i dati, si è ridotto all'incirca di dieci volte ogni cinque anni tra il 1957 e il 2020\. "Questa tendenza non vale più nell'economia dell'intelligenza artificiale", scrivono gli analisti della banca. In altre parole, un componente che per decenni era diventato progressivamente più economico ora sta improvvisamente diventando più costoso. E per la prima volta da molto tempo l'elettronica di consumo rischia quindi di spingere i prezzi verso l'alto anziché verso il basso.

### **Le aziende comprano per paura di restare senza chip**

Le conseguenze per i clienti finali arrivano attraverso diversi canali. "I chip di memoria sono facili da ignorare, finché il portatile non rallenta, il telefono non costa di più o, se sei un'azienda, non ti si impenna la bolletta del cloud", ha spiegato in un podcast a giugno Shawn Kim, responsabile del settore tecnologico per Europa e Asia di *Morgan Stanley*. Il *Wall Street Journal* ha rivelato lunedì che *Apple* sta testando le memorie della cinese *CXMT* proprio per far fronte all'aumento dei costi. Un eventuale accordo richiederebbe però il via libera della Casa Bianca, perché le restrizioni statunitensi attualmente in vigore normalmente impediscono un'intesa di questo tipo.

All'inizio dell'estate diversi analisti si aspettavano che il rincaro dei chip inducesse le aziende a ridurre gli investimenti tecnologici. È accaduto il contrario. Le imprese continuano a ordinare, temendo che aspettare significhi ritrovarsi senza componenti disponibili. Gli analisti di *Morgan Stanley* hanno definito questo comportamento non *FOMO*, la tradizionale "*fear of missing out*", cioè la paura di perdere un'occasione, ma *FOMP*: "*fear of missing procurement*", la paura di non riuscire più ad assicurarsi le forniture necessarie.

Quanti di questi rincari finiranno effettivamente sui prezzi pagati dai consumatori comincerà a diventare più chiaro mercoledì, con la pubblicazione dell'indice dei prezzi al consumo di luglio. Per l'intero anno 2026 *Morgan Stanley* stima un impatto di appena un decimo di punto percentuale sull'inflazione generale, ma un aumento fino a 15 punti percentuali nella categoria che comprende computer e smartphone. In altre parole, l'effetto sull'inflazione complessiva sarà probabilmente modesto, ma potrebbe essere molto evidente proprio su alcuni dei prodotti tecnologici più costosi acquistati dalle famiglie.