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# Kondik: «Molti elettori votano contro qualcuno, più che a favore del proprio partito»
- URL: https://focusamerica.it/kondik-molti-elettori-votano-contro-qualcuno-piu-che-a-favore-del-proprio-partito/
- Published: 2026-09-08T10:45:44.000Z
- Updated: 2026-09-08T10:45:44.000Z
- Description: La seconda conversazione di The 51st è con Kyle Kondik, managing editor di Sabato’s Crystal Ball. Dalle midterm al possibile ritorno degli elettori latinos verso i Democratici, dal gerrymandering ai sondaggi
- Author: Salvatore Stanizzi
- Tags: The 51st, #ig-pubblicato

Ci sono molti modi per raccontare l’America, ma uno dei più irresistibili consiste nel colorarla. Rosso o blu. Stato dopo Stato, contea dopo contea, distretto dopo distretto. Ogni elezione americana finisce per diventare una geografia e ogni geografia, per qualche ora, sembra trasformarsi in una spiegazione del Paese. Guardiamo una contea dell’Ohio diventare più repubblicana, un sobborgo diventare meno repubblicano, il South Texas cambiare ancora direzione e abbiamo la tentazione di pensare che, mettendo insieme abbastanza numeri, riusciremo finalmente a capire che cosa stia succedendo agli Stati Uniti.

Kyle Kondik passa buona parte della sua vita professionale proprio dentro quelle mappe. È managing editor di *Sabato’s Crystal Ball*, il celebre osservatorio elettorale del Center for Politics dell’Università della Virginia, e da anni studia elezioni, distretti, sondaggi e trasformazioni dell’elettorato americano.

Eppure la prima cosa interessante che emerge parlando con lui è che **l’America non ha mai avuto particolare rispetto per chi prova a prevederla.**

Kondik ricorda il 1936, quando un celebre sondaggio indicò Franklin Roosevelt come sconfitto e Roosevelt vinse facilmente; ricorda il 1948, un’altra elezione capace di sorprendere gli osservatori; e soprattutto torna al 2016\. Quell’anno aveva pubblicato un libro sul suo Ohio, uno Stato che per molto tempo aveva votato alle presidenziali in maniera simile al Paese nel suo complesso. Poi arrivò novembre e l’Ohio votò nettamente più repubblicano rispetto al resto dell’America. E da allora è rimasto così.

Forse è proprio questo il punto: mentre cerchiamo di fotografare l’elettorato americano, **l’elettorato si muove.**

Le vecchie aree postindustriali bianche e working class nelle quali il Partito Democratico aveva costruito parte della propria storia si sono spostate drasticamente verso i Repubblicani; contemporaneamente, sobborghi un tempo solidamente repubblicani lo sono diventati molto meno. E ora, avvicinandosi alle midterm del 2026, Kondik suggerisce di tenere gli occhi su un altro movimento: quello degli elettori latinos, soprattutto nel South Texas, che dopo i risultati ottenuti da Donald Trump nel 2024 potrebbero tornare verso i Democratici. Con un’avvertenza: ciò che accadrà nel 2026 potrebbe non durare fino al 2028.

Dentro questi spostamenti c’è però qualcosa di più profondo di una successione di frecce rosse e blu. Alla domanda se gli americani stiano ormai scegliendo non soltanto un partito ma l’America alla quale sentono di appartenere, Kondik introduce un concetto che forse racconta meglio di molti altri la politica contemporanea: *negative partisanship*. Sempre più persone, dice, votano contro un partito prima ancora che a favore del proprio: «Molti elettori definiscono sé stessi attraverso ciò a cui si oppongono».

Ed è qui che la mappa diventa meno semplice.

Perché dietro ogni Stato rosso o blu rimangono milioni di persone che non sono necessariamente rosse o blu. Kondik lo ricorda anche alla fine della nostra conversazione: in un sistema bipartitico, votare per qualcuno può significare semplicemente preferirlo all’alternativa. Non significa aderire interamente a quel partito, alla sua identità o a tutto ciò che rappresenta.

La seconda conversazione di *The 51st* parte allora da una domanda apparentemente tecnica – quanto siamo davvero capaci di misurare l’America? – per arrivare a una molto meno tecnica: **che cosa stiamo misurando quando contiamo un voto?**

Dieci domande a Kyle Kondik. La prima parte da una contraddizione. L’ultima, ancora una volta, dall’America che da questa parte dell’Atlantico continuiamo forse a non vedere.

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1\. Se dovesse spiegare l’America di oggi attraverso una sola contraddizione, quale sceglierebbe?

“*C’è qualcosa di intrinsecamente contraddittorio in ciò che gli scienziati politici chiamano opinione pubblica “termostatica”. In sostanza, significa che l’opinione pubblica tende a spostarsi contro il partito al potere. Questo contribuisce a spiegare ciò che vediamo nelle elezioni di midterm, nelle quali il partito al governo spesso si trova in difficoltà. Senza dubbio, è qualcosa di frustrante per il partito del presidente*.”

2\. Lei trascorre gran parte della sua vita professionale osservando l’America attraverso Stati, distretti, contee, gruppi demografici e probabilità elettorali. Eppure, più diventiamo bravi a misurare gli elettori, più spesso sembrano sorprenderci. Stiamo diventando meno bravi a prevedere le elezioni oppure continuiamo a utilizzare categorie che non descrivono più gli elettori americani?

“*Non credo che stiamo diventando meno bravi: è semplicemente sempre stato difficile. Anche in passato ci sono state elezioni che hanno sorpreso gli analisti, come le presidenziali del 1948, per esempio. Un famoso sondaggio, realizzato da un istituto che oggi non esiste più, suggeriva che Franklin Roosevelt avrebbe perso nel 1936; vinse facilmente. Stiamo inoltre attraversando una fase molto dinamica della politica americana. Per quattro decenni, dall’inizio degli anni Cinquanta all’inizio degli anni Novanta, la Camera non cambiò maggioranza; oggi accade con una certa regolarità.*”

3\. Prima delle mappe, dei sondaggi e delle previsioni, però, c’è la sua America. Qual è? C’è un luogo, un’elezione, una persona o un momento che ha cambiato il modo in cui guarda gli Stati Uniti?

“*Nel 2016 ho scritto un libro sul mio Stato, l’Ohio, e su come nelle elezioni presidenziali avesse spesso votato in modo simile al resto del Paese. Quel novembre, invece, votò in maniera significativamente più repubblicana rispetto alla nazione nel suo complesso, e da allora è rimasto così. Le elezioni del 2016 hanno cambiato molte cose nella politica americana, e quei cambiamenti potrebbero essere duraturi.*”

4\. Qual è il cambiamento dell’elettorato americano che l’ha sorpresa di più negli ultimi dieci anni? C’è uno Stato, una contea o un gruppo di elettori che oggi vota in un modo che nel 2016 avrebbe considerato quasi impensabile?

“*La portata del crollo del Partito Democratico nelle aree postindustriali e a maggioranza bianca della classe lavoratrice – come l’Iron Range del Minnesota, l’area di Youngstown-Warren nell’Ohio nordorientale e Scranton/Wilkes-Barre nel nord-est della Pennsylvania – alla fine fu sorprendente, anche se i sondaggi ne suggerivano la possibilità. Allo stesso tempo, aree suburbane tradizionalmente repubblicane sono diventate molto meno repubblicane.”*

5\. La notte delle midterm del 2026, dove dovremmo guardare oltre al semplice risultato su chi controllerà Camera e Senato? Quali Stati, distretti o gruppi di elettori potrebbero raccontarci qualcosa di più grande su ciò che sta accadendo all’America?

“*Guarderei a quanto gli elettori latinos torneranno a spostarsi verso i Democratici. Per capirlo, bisogna osservare il South Texas, anche se ci sono molte altre aree ad alta presenza latina che vale la pena seguire. Erano zone fortemente democratiche nelle quali Donald Trump ha ottenuto risultati molto buoni nel 2024\. Ma sembrano pronte a tornare verso i Democratici, a causa della delusione nei confronti di Trump e della situazione economica. Allo stesso tempo, il fatto che i Democratici recuperino terreno in alcune aree nel 2026 non significa che quel recupero durerà fino al 2028 e oltre*.”

6\. In una democrazia, gli elettori dovrebbero scegliere i propri rappresentanti. Il gerrymandering permette, almeno in parte, ai rappresentanti di scegliere i propri elettori. Quanto è diventato radicato questo paradosso nella democrazia americana?

“*Si potrebbe sostenere che il gerrymandering sia persino più antico della nazione stessa, ed è da tempo un problema ricorrente nella politica americana. Sembrava che alcuni Stati se ne stessero allontanando, ma nel 2025-2026 abbiamo assistito a una vera e propria regressione, dovuta soprattutto alla spinta della Casa Bianca affinché i Repubblicani procedessero a una ridefinizione dei distretti elettorali a metà decennio. Nel breve periodo, sembra probabile che il gerrymandering diventi ancora più comune*.”

7\. C’è stato un tempo in cui cambiare partito non significava necessariamente cambiare identità. Oggi essere democratico o repubblicano sembra dire qualcosa anche su dove si vive, cosa si legge, il proprio livello di istruzione e persino sul modo in cui si guarda il Paese. Gli americani scelgono ancora un partito politico o, sempre più spesso, scelgono l’America alla quale sentono di appartenere?

“*La negative partisanship – il fenomeno per cui si vota contro un partito più che a favore del proprio – è sempre più diffusa. Credo che molti elettori definiscano sé stessi attraverso ciò a cui si oppongono*.”

8\. Se domani sparissero tutti i sondaggi politici e non tornassero fino alle midterm, capiremmo meno l’America o saremmo costretti a guardarla con maggiore attenzione?

“*È facile criticare i sondaggi, ma continuano a svolgere bene il loro compito nel dirci che cosa pensa l’opinione pubblica e, in definitiva, rimangono il metodo migliore a nostra disposizione, perché altrimenti saremmo costretti ad analizzare la realtà attraverso gli aneddoti.*”

9\. Parte del suo lavoro consiste nel dire, prima che gli americani votino, quale risultato sia più probabile. Ma una probabilità viene spesso interpretata come una promessa e una previsione sbagliata come un fallimento. Il problema è che i modelli stanno diventando meno capaci di comprendere gli elettori oppure stiamo chiedendo alle previsioni di dirci qualcosa che semplicemente non possono sapere?

“*Ci sarà sempre un margine di incertezza nelle elezioni e, in definitiva, è impossibile sapere con assoluta precisione chi andrà a votare e in che modo voterà.”*

10\. Qual è l’America che noi europei non riusciamo ancora a vedere?

“*In un sistema bipartitico ci sono inevitabilmente persone che votano per una parte piuttosto che per l’altra non perché sostengano quel partito al cento per cento, ma perché, nel complesso, lo preferiscono all’alternativa. Per questo non considererei ogni elettore che ha votato per un partito come completamente allineato con quel partito*.”

Alla fine rimane la mappa. La notte delle elezioni torneremo a guardarla riempirsi, contea dopo contea. Qualcuno cercherà il blu che avanza nel South Texas, qualcun altro il rosso che resiste nell’Ohio, qualcuno conterà i sobborghi, qualcun altro aspetterà che un modello trasformi milioni di decisioni individuali in una probabilità.

E poi, inevitabilmente, diremo che l’America ha scelto.

È proprio qui che Kondik introduce un dubbio utile. Chi vota per un partito non necessariamente appartiene a quel partito. In un sistema che offre essenzialmente due alternative, una croce sulla scheda può significare entusiasmo, appartenenza, rassegnazione o semplicemente la convinzione che l’altra scelta sia peggiore.

Forse è anche per questo che le mappe americane sono così affascinanti e così pericolose: sono precise nel dirci dove sono finiti i voti e molto meno nel dirci perché ci sono finiti.

Possiamo colorare una contea. Possiamo assegnare un seggio. Possiamo calcolare una probabilità. Possiamo persino prevedere, con un margine ragionevole, chi controllerà il Congresso.

**Ma tra il voto e l’elettore rimane sempre qualcosa che non entra nella mappa: forse è proprio quello il pezzo d’America che continuiamo a cercare.**