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# Kennedy Center chiuso, Trump lega i lavori di ripristino alla battaglia sul nome
- URL: https://focusamerica.it/kennedy-center-chiuso-trump-lega-i-lavori-di-ripristino-alla-battaglia-sul-nome/
- Published: 2026-09-16T08:30:54.000Z
- Updated: 2026-09-16T08:30:54.000Z
- Description: Il Board ha votato la chiusura dell'edificio principale per ristrutturarlo, poche ore dopo l'ennesimo no di un giudice al nome del presidente sulla facciata dell'edificio. Trump avverte che senza una vittoria in tribunale su questo aspetto i lavori non ripartiranno.
- Author: Redazione
- Tags: Politica interna, Kennedy Center, Donald Trump, Cultura, Washington DC, #ig-pubblicato

Il Consiglio di Amministrazione del *Kennedy Center*, uno dei principali centri per le arti dello spettacolo della capitale americana, ha votato martedì la chiusura immediata dell'edificio principale per avviare una ristrutturazione di due anni sostenuta dal presidente Donald Trump. Nelle ore successive il Centro ha effettivamente chiuso al pubblico. La decisione è arrivata poche ore dopo che il giudice federale Christopher Cooper aveva nuovamente vietato di aggiungere il nome di Trump all'edificio o agli spazi del complesso, dedicato alla memoria del presidente John F. Kennedy. Senza "il via libera del Congresso", ha scritto Cooper, non possono essere installati "memoriali per il presidente Trump, o per chiunque o qualunque altra cosa". Secondo il giudice, inoltre, "le acrobazie linguistiche non possono sottrarre il consiglio a un'ordinanza giudiziaria in vigore".

Alla riunione hanno partecipato lo stesso Trump e il Segretario al Commercio Howard Lutnick. Poco dopo il voto, il presidente ha scritto su *Truth Social* che la ristrutturazione "non può cominciare finché la Corte d'Appello federale del Distretto di Columbia non si pronuncerà sul nome approvato dal consiglio". Se i suoi alleati non otterranno una decisione favorevole in appello o, eventualmente, da parte della Corte Suprema, "la ricostruzione e la ristrutturazione del *Kennedy Center* non avranno luogo", ha aggiunto Trump.

### **Il soffitto crollato e le nuove iscrizioni per Trump**

La chiusura è motivata da una delibera depositata nella causa intentata dalla deputata democratica dell'Ohio Joyce Beatty, membro di diritto del Consiglio, in cui si citano "infiltrazioni d'acqua e il deterioramento della struttura", che avrebbero provocato "il crollo parziale di un soffitto", e si sostiene che il rischio per la sicurezza sia "di gran lunga superiore a qualsiasi rischio reputazionale legato alla chiusura dell'edificio principale". Il 4 settembre una porzione di intonaco di circa 1,2 per 1,5 metri è caduta per una ventina di metri nel *Grand Foyer*, senza causare feriti.

Una seconda bozza di delibera, depositata agli atti ma poi esclusa dall'ordine del giorno di martedì, elencava invece i modi in cui Trump avrebbe potuto essere "riconosciuto in modo legale e appropriato" sull'edificio, dopo che Cooper aveva stabilito a fine maggio che soltanto il Congresso può modificarne il nome. Nel documento si legge che, senza un riconoscimento, è "improbabile" che il presidente "garantisca la supervisione fondamentale della ristrutturazione dell'edificio principale". Tra le formule proposte per il marmo della facciata figuravano "Un'eredità protetta grazie alla generosità del presidente Donald J. Trump" e "Ristrutturazione, restauro e sostegno del presidente Donald J. Trump".

Cooper ha però vietato di apporre in qualsiasi forma il nome di Trump sull'edificio o nell'area del centro nelle forme già approvate dal consiglio, compresa la scritta "ristrutturato e restaurato da Donald J. Trump" e la denominazione "*President Donald J. Trump Plaza*" per il complesso. "La legge è estremamente chiara: il *John F. Kennedy Center* porta il nome del presidente Kennedy e di nessun altro", ha commentato Beatty.

### **La chiusura dopo la prima bocciatura del giudice**

Con l'ordinanza di fine maggio, che a giugno aveva portato alla rimozione delle lettere con il nome di Trump dalla facciata, Cooper aveva bloccato anche un primo tentativo di chiudere il *Kennedy Center*. Secondo il giudice, il Consiglio era "venuto meno all'intera gamma delle sue responsabilità verso il Centro" e aveva basato la decisione su informazioni insufficienti e unilaterali. Cooper aveva però precisato che l'ingiunzione non impediva i lavori di manutenzione straordinaria e non vietava in modo categorico una futura chiusura, purché il Consiglio tornasse sulla questione dopo una valutazione indipendente e prudente dei propri obblighi. Il Consiglio ha riesaminato il piano in agosto e martedì ha votato per anticipare la chiusura.

La ristrutturazione dovrebbe affrontare i problemi di corrosione e infiltrazioni e rimettere a nuovo i teatri e il *Grand Foyer*. La delibera prevede di trasferire altrove gli spettacoli di maggior richiamo e di mantenere parte della programmazione al *REACH*, l'area più recente del complesso, con spazi al coperto e all'aperto. Paolo Zampolli, alleato di Trump e membro del Consiglio, ha descritto ad [*Axios*](https://www.axios.com/2026/09/15/trump-kennedy-center-close-building?ref=focusamerica.it) un progetto molto più ambizioso, con l'ampliamento del parco esterno per trasformarlo in un "polo per concerti" e la costruzione di un porto turistico. Queste ipotesi, tuttavia, non fanno parte del piano approvato.

Il futuro del *Kennedy Center* resta ora incerto più che mai per la causa sul controllo assunto da Trump sull'istituzione. Gli alleati del presidente lo presentano come indispensabile per risanare le finanze del Centro, che secondo i suoi amministratori rischia di non riuscire a sostenere nel giro di poche settimane stipendi e spese ordinarie. Ad agosto, però, il [*Washington Post*](https://www.washingtonpost.com/style/2026/08/25/kennedy-center-revenue-plunged-after-trumps-name-went-building/?ref=focusamerica.it) ha rivelato che le vendite dei biglietti e le donazioni erano diminuite drasticamente proprio dopo il voto di dicembre con cui il Consiglio aveva deciso di aggiungere il nome di Trump all'edificio. I documenti interni esaminati dal giornale indicavano entrate previste per circa 124 milioni di dollari nell'anno fiscale, contro i 220 milioni messi a bilancio.