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# I Repubblicani vogliono cambiare il sistema elettore dell'Alaska
- URL: https://focusamerica.it/i-repubblicani-vogliono-cambiare-il-sistema-elettore-dellalaska/
- Published: 2026-10-28T18:30:00.000Z
- Updated: 2026-10-28T18:30:00.000Z
- Description: Il 3 novembre l'Alaska vota se abolire primarie aperte e voto a preferenza ordinata. Nel 2024 il sistema si salvò per 737 voti, ora il referendum si intreccia con la sfida per il Senato.
- Author: Lorenzo Ruffino
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Alaska, Senato, #ig-pubblicato

Martedì 3 novembre, insieme al senatore, al governatore e al deputato, gli elettori dell'Alaska decideranno anche se abolire il sistema elettorale che lo Stato usa dal 2022, fatto di primarie aperte a tutti e di elezioni generali con il voto a preferenza ordinata. È la seconda volta in due anni. Nel 2024 un referendum quasi identico fu respinto per appena 737 voti su circa 321.000\. Questa volta la proposta si chiama Ballot Measure 2 ed è sostenuta dal Partito Repubblicano dello Stato, dal governatore uscente Mike Dunleavy e dal presidente Donald Trump.

Il sistema in vigore ha due parti. La prima è la primaria: invece di tenere una primaria per ogni partito, lo Stato stampa un'unica scheda con tutti i candidati, di qualunque partito, che qualsiasi elettore può votare. I primi quattro classificati passano all'elezione di novembre, anche se appartengono allo stesso partito. La seconda parte è il voto a preferenza ordinata, in inglese *ranked choice voting*: alle elezioni generali l'elettore non sceglie un solo nome ma mette i candidati in ordine di preferenza, dal primo all'ultimo. Se nessuno supera il 50 per cento delle prime preferenze, si elimina l'ultimo classificato e le sue schede passano al candidato indicato come seconda scelta. Si va avanti così finché qualcuno arriva alla maggioranza. Le schede che non indicano nessuno dei candidati rimasti escono dal conteggio.

La Ballot Measure 2 riporterebbe l'Alaska alle regole precedenti al 2020\. Tornerebbero le primarie di partito, in cui ogni partito sceglie un solo candidato. Sarebbero poi i partiti a decidere se far votare anche gli elettori non iscritti. Alle elezioni generali si tornerebbe a votare un solo nome e vincerebbe chi prende più voti, anche senza la maggioranza assoluta. Governatore e vicegovernatore verrebbero di nuovo scelti con primarie separate. La misura cancellerebbe anche le regole sulla trasparenza dei finanziamenti approvate nel 2020 (le cosiddette norme contro il *dark money*, il denaro di provenienza nascosta), che obbligano le campagne per governatore e per il parlamento statale a indicare la "vera fonte" del denaro ricevuto, quando passa attraverso associazioni e comitati che non sono obbligati a rivelare i propri donatori. Cadrebbero infine i tetti alle donazioni per i candidati a governatore, appena introdotti dagli elettori con un altro referendum ad agosto, approvato con oltre il 70 per cento. Secondo la commissione statale che vigila sui finanziamenti elettorali, applicare le nuove regole costerebbe allo Stato circa 2,6 milioni di dollari.

Anche in caso di vittoria del sì, le regole di quest'anno non cambierebbero: il referendum si vota lo stesso giorno delle elezioni, che si terranno quindi con il sistema attuale. Le modifiche varrebbero dalle elezioni successive.

Sul significato della misura le due campagne non sono d'accordo. Il comitato Repeal Now, che la promuove, ha [diffuso](https://www.adn.com/politics/2026/09/16/pro-repeal-campaign-runs-ads-claiming-repealing-ballot-measure-2-would-bring-back-open-primaries/?ref=focusamerica.it) spot secondo cui il sì "riporterebbe le primarie aperte", perché prima del 2020 i repubblicani lasciavano votare nelle loro primarie anche gli elettori senza partito, pur escludendo i democratici. Gli oppositori considerano lo slogan ingannevole, perché la misura abolisce l'unica primaria aperta a tutti e lascia ai partiti la possibilità di chiudere le proprie. La questione pesa in uno Stato dove solo il 24 per cento degli elettori è registrato come repubblicano e il 12 per cento come democratico, mentre circa due terzi non sono iscritti a nessuno dei due partiti.

Il sistema attuale fu introdotto da un referendum nel 2020, approvato con il 50,55 per cento dei voti. L'Alaska divenne il primo Stato americano con primarie aperte ai primi quattro e oggi è, insieme al Maine, uno dei due Stati che usano il voto a preferenza ordinata per le elezioni statali. Nel 2024 il primo tentativo di abolirlo fu [respinto](https://alaskapublic.org/news/2024-12-10/the-recount-is-over-alaska-will-keep-ranked-choice-voting?ref=focusamerica.it) con 160.973 no contro 160.230 sì, un risultato confermato anche dal riconteggio chiesto dal Partito Repubblicano.

In due casi il sistema ha probabilmente deciso il risultato. Nel 2022 la democratica Mary Peltola vinse l'elezione speciale per l'unico seggio dell'Alaska alla Camera contro l'ex governatrice repubblicana Sarah Palin: al primo turno di conteggio Peltola aveva il 39,7 per cento, Palin il 30,9 e un altro repubblicano, Nick Begich, il 27,8\. Una volta eliminato Begich, non abbastanza dei suoi elettori avevano indicato Palin come seconda scelta e Peltola vinse con il 51,5 per cento. Lo stesso anno la senatrice repubblicana moderata Lisa Murkowski resistette alla sfidante Kelly Tshibaka, sostenuta da Trump e più a destra, arrivando al 53,7 per cento nell'ultimo turno di conteggio.

Quest'anno i repubblicani temono per il seggio al Senato del senatore Dan Sullivan, sfidato proprio da Peltola. Sulla scheda c'è anche un omonimo, l'insegnante in pensione Daniel J. Sullivan, che corre senza partito. I repubblicani [temono](https://focusamerica.it/in-alaska-i-repubblicani-temono-che-un-omonimo-costi-il-senato-a-dan-sullivan/) che parte degli elettori del senatore voti per errore il candidato sbagliato. La settimana scorsa il Dipartimento di Giustizia, il ministero della Giustizia americano, ha [chiesto](https://www.nbcnews.com/politics/2026-election/trump-justice-department-lawsuit-alaska-senate-rcna605229?ref=focusamerica.it) a un tribunale federale di impedire la certificazione del risultato se Sullivan dovesse perdere con un margine inferiore ai voti andati al suo omonimo, in attesa di un'indagine per stabilire se quei voti siano stati espressi per sbaglio. Trump ha detto di aver ordinato personalmente la causa. La giudice Sharon Gleason ha accelerato il procedimento e la campagna di Peltola ha chiesto di archiviarlo entro il 2 novembre, il giorno prima del voto. Murkowski ha definito la causa del tutto inutile.

Chi vuole abolire il sistema sostiene che sia troppo complicato e che finisca per escludere alcuni elettori, oltre a favorire le manovre di partito. Oltre al caso dei due Sullivan, cita la primaria per governatore di agosto: il democratico Tom Begich, zio del Nick Begich sconfitto da Peltola nel 2022, arrivato secondo con il 20,8 per cento, si è [ritirato](https://alaskapublic.org/news/politics/elections/2026-08-31/democrat-tom-begich-steps-aside-setting-off-a-scramble-in-alaska-governors-race?ref=focusamerica.it) per sostenere il primo classificato, il democratico Jonathan Kreiss-Tomkins. Al suo posto è stato ripescato il quinto, così a novembre ci saranno un solo democratico e tre repubblicani: Bernadette Wilson, Dave Bronson e Treg Taylor. Craig Richards, ex procuratore generale repubblicano dell'Alaska e avvocato di Repeal Now, ha detto a [Politico](https://www.politico.com/news/2026/10/27/alaska-ranked-choice-voting-repeal-01136379?ref=focusamerica.it) che il sistema è "facilmente manipolabile" e penalizza il partito che ha più candidati, cosa che secondo lui capita più spesso ai repubblicani. Repeal Now insiste soprattutto sul voto a preferenza ordinata, che a suo dire viola il principio "una testa, un voto", perché le schede di chi non ha messo in ordine abbastanza candidati possono uscire dal conteggio nei turni successivi.

Trump ha definito il sistema una "truffa" dei democratici. Il 13 ottobre, a un comizio a Wasilla, ha detto agli elettori: "Entri con il numero uno, esci con il numero due, il numero tre. Nessuno sa che cosa stanno facendo lì dietro". Greg Powers, consulente di Repeal Now, ha detto a Politico che l'Alaska è "uno Stato molto indipendente" e che una sua bocciatura manderebbe al resto del paese questo messaggio: "Ci abbiamo provato, statene alla larga".

Per gli oppositori la vera posta in gioco è il controllo dei partiti sulle candidature. "Mi sembra che questa abrogazione riguardi soprattutto il controllo delle leve del potere nelle primarie", ha detto a Politico Ruth Hall, vicedirettrice della campagna No on 2\. Scott Kendall, l'avvocato che scrisse il referendum del 2020, ritiene che la possibilità di chiudere le primarie servirebbe al Partito Repubblicano dell'Alaska per riprendere il controllo dei propri candidati, come stanno tentando i repubblicani in Texas, Louisiana e South Carolina. Kendall lavorò nel 2010 alla campagna di Murkowski, che dopo aver perso la primaria repubblicana fu rieletta grazie agli elettori che scrissero a mano il suo nome sulla scheda.

Sulla campagna sono arrivati molti soldi da fuori. Repeal Now ha ricevuto quest'anno oltre 2 milioni di dollari da un solo gruppo, Aurora Action Network, finanziato tra gli altri da Elon Musk e dal grande donatore repubblicano Jeff Yass. Il contributo di Musk, 1,5 milioni, è [emerso](https://thealaskacurrent.com/2026/09/01/everything-to-know-about-alaskas-2026-ballot-measures/?ref=focusamerica.it) proprio grazie alla legge sulla trasparenza che il referendum vorrebbe abrogare. La campagna per il no aveva raccolto oltre 5,7 milioni già a luglio, in gran parte da Unite America PAC, un comitato del Colorado sostenuto da donatori vicini ai democratici come Michael Bloomberg e Kathryn Murdoch, moglie di James Murdoch. Powers ha detto che idealmente la battaglia dovrebbe essere combattuta "solo in Alaska, con dollari dell'Alaska". In quel caso, secondo lui, il sistema non sarebbe mai stato adottato.

La sfida in Alaska fa parte di uno scontro nazionale. Nel 2024 gli elettori di cinque Stati hanno bocciato referendum per introdurre il voto a preferenza ordinata, mentre diversi parlamenti statali guidati dai repubblicani lo hanno vietato: oggi è proibito almeno in alcune elezioni in 19 Stati. I sondaggi sulla Ballot Measure 2 indicano un risultato di nuovo molto incerto. Alaska Survey Research a inizio ottobre ha trovato il 53 per cento di no e il 47 di sì, Data for Progress (un istituto che lavora per i democratici) un pareggio al 48 per cento.

I primi risultati arriveranno la sera del 3 novembre tra le 20:45 e le 21 ora dell'Alaska (tra le 6:45 e le 7 del mattino di mercoledì in Italia). Il conteggio delle preferenze successive per le corse in cui nessun candidato avrà superato il 50 per cento è previsto per il 18 novembre.