> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://focusamerica.it/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# I repubblicani non hanno più tempo per evitare l'onda blu di novembre
- URL: https://focusamerica.it/i-repubblicani-non-hanno-piu-tempo-per-evitare-londa-blu-di-novembre/
- Published: 2026-09-13T16:00:27.000Z
- Updated: 2026-09-13T16:00:27.000Z
- Description: Dopo la convention di Dallas Quinnipiac dà il presidente al 33 per cento di approvazione e i democratici avanti di 11 punti sul voto per la Camera dei rappresentanti.
- Author: Redazione
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Donald Trump, JD Vance, #ig-pubblicato

A due mesi dal voto di novembre il Partito Repubblicano non ha più il tempo di recuperare i pezzi della coalizione che aveva portato il presidente Donald Trump alla vittoria nel 2024\. È la conclusione di un'analisi pubblicata sul [*Bulwark*](https://www.thebulwark.com/p/out-of-gas-out-of-ideas-out-of-time-trump-vance-midterm-convention-republicans-gop-polling?ref=focusamerica.it), il sito fondato da ex consiglieri e commentatori conservatori critici verso Trump, secondo cui la convention di Dallas ha certificato che il partito non ha un piano per riportare a casa gli elettori delusi e non ha nulla da offrire agli americani che nel frattempo hanno visto salire i prezzi.

Il ragionamento di Andrew Egger parte dalle elezioni locali dello scorso anno, quando i democratici andarono molto meglio delle attese. Da allora il tempo era la risorsa scarsa dei repubblicani e ogni settimana passata senza riconquistare quegli elettori era una settimana persa. La convention, scrive Egger, ha invece messo in scena le due condizioni che pesano sul partito: un presidente che continua a parlare per ore delle stesse cose e una campagna elettorale che ormai si regge tutta sul convincere gli americani che quel presidente sia ancora all'altezza dell'incarico.

Nessuno a Dallas ha detto no al presidente. Trump ha parlato per quasi due ore mercoledì sera e poi è tornato sul palco giovedì per ripetere gli stessi passaggi, davanti a uno stadio pieno a metà che lui ha descritto come esaurito fino all'ultima fila. "Il nostro Paese non è mai andato meglio", ha detto, sostenendo che gli Stati Uniti stanno incassando "migliaia di miliardi" come nessun altro Paese al mondo. Ha promesso un assegno da 5.000 dollari a ogni adulto americano in caso di vittoria e ha [guidato](https://focusamerica.it/trump-chiude-la-convention-repubblicana-con-un-giuramento-per-il-voto-a-novembre/) la platea in un giuramento collettivo sul voto, avvertendo che chi non andrà alle urne "andrà all'inferno".

La promessa dell'assegno si è sgonfiata già il giorno dopo in un'intervista a Fox News. Quando Laura Ingraham gli ha chiesto perché, se i soldi ci sono, non dare subito quei 5.000 dollari, il presidente ha risposto che sono i democratici a non poterlo fare, perché con loro la crescita è negativa. La proposta, che secondo i conti degli economisti [costerebbe](https://focusamerica.it/trump-dividend-come-funzionerebbe-lassegno-da-5-000-dollari/) oltre mille miliardi di dollari, resta senza una copertura chiara.

Nella stessa intervista il presidente ha anche ridimensionato l'allarme che costituisce il cuore della sua campagna. Dopo mesi passati a dire che una vittoria democratica al Congresso porterebbe gli Stati Uniti verso una rivoluzione comunista, ha detto che in fondo se la caverebbe: "Bloccherò tutte le loro cose brutte per due anni. Non sarà la stessa cosa, ma farò da blocco e probabilmente riuscirò a fare accordi con loro". Poi ha aggiunto che la situazione "non è così grave" e subito dopo che "forse è così grave".

La scelta di affidare al vicepresidente JD Vance il discorso di chiusura è stata letta come il segnale che il gruppo dirigente repubblicano sta già guardando a chi dovrà tenere insieme l'elettorato di Trump quando lui non ci sarà più. Vance ha [attaccato](https://focusamerica.it/vance-chiama-i-dem-il-partito-dellodio-e-la-platea-lo-acclama-come-erede-di-trump/) i democratici con gli stessi toni del presidente, arrivando a insinuare che il deputato texano James Talarico abbia interessi sessuali verso i minori transgender. Ma secondo l'analisi del Bulwark gli manca la qualità che ha permesso a Trump di farsi perdonare tutto e soprattutto non ha nulla di nuovo da proporre.

Il passaggio più significativo del discorso di Vance è stato quello rivolto agli elettori repubblicani contrari alla guerra con l'Iran. Il vicepresidente si è costruito una carriera sulla linea non interventista e il suo entourage lascia regolarmente filtrare alla stampa che lui aveva forti riserve sul conflitto. A Dallas però non ha potuto offrire altro che l'invito a votare comunque per il partito, in nome di Charlie Kirk e del rischio di lasciare il potere agli avversari.

I numeri usciti poche ore prima del discorso del presidente hanno confermato quanto sia difficile la posizione repubblicana. Secondo una rilevazione [Quinnipiac](https://poll.qu.edu/poll-release?releaseid=3965&ref=focusamerica.it), il 33 per cento degli elettori approva il modo in cui Trump sta facendo il presidente e il 59 per cento lo disapprova. Ad aprile lo stesso istituto lo dava al 38 per cento di approvazione e al 55 di disapprovazione, a gennaio al 40 e al 54\. La discesa è costante da nove mesi.

Sempre secondo Quinnipiac, il 49 per cento degli elettori vuole che siano i democratici a conquistare il controllo della Camera dei rappresentanti, contro il 38 per cento che preferisce lasciarlo ai repubblicani. Undici punti di distanza su una domanda che di solito, nelle elezioni di metà mandato, misura bene il clima nazionale. William Kristol, che ha fondato il Bulwark, ha scritto che questo scarto è la risposta alla richiesta che Trump ha fatto ai suoi dal palco di Dallas: "Fate finta che io sia sulla scheda. Non sono sulla scheda. Dovete fare finta che io sia sulla scheda". Gli elettori stanno facendo esattamente questo e voteranno contro di lui.

Il tema di novembre, secondo Kristol, è se il Congresso dei prossimi due anni sarà un timbro nelle mani del presidente o un contrappeso. Su questo gli americani non sono disposti a fingere che il secondo mandato stia funzionando, che l'inflazione sia sotto controllo o che la guerra in Iran stia andando bene.

Le condizioni materiali non lasciano sperare in un miglioramento prima del voto. I prezzi dei carburanti sono tornati a correre per effetto degli scontri tra Stati Uniti e Iran nello Stretto di Hormuz e dell'attivismo degli Houthi nel Mar Rosso e il diesel ha [superato](https://focusamerica.it/record-dei-prezzi-del-diesel-100-miliardi-di-costi-in-piu-per-gli-americani/) per la prima volta nella storia la media nazionale di 6 dollari al gallone. Gli automobilisti non lo comprano, ma lo pagano lo stesso: "I prezzi record del diesel avranno un effetto su ogni carico, ogni spedizione, ogni consegna che gli americani ricevono, ed è probabile che riaccendano l'inflazione lungo tutta la catena di fornitura", ha scritto Patrick De Haan, responsabile dell'analisi petrolifera di GasBuddy. De Haan ha aggiunto che la stagione delle feste rischia di essere più cara del solito, perché i prezzi del diesel salgono tradizionalmente in questo periodo dell'anno.

La Corte Suprema è intervenuta due volte questa settimana sui collegi del Missouri. I repubblicani avevano ridisegnato i confini per passare da una mappa che assegnava 6 seggi su 8 al partito a una che ne assegnava 7\. In entrambi i casi il verdetto è stato lo stesso: lo Stato deve andare al voto con la mappa precedente, un po' più favorevole ai democratici. Gli ordini, firmati dal giudice Brett Kavanaugh, sono arrivati senza motivazione, ma sembrano seguire il principio Purcell, la regola per cui i tribunali federali devono evitare di modificare le procedure elettorali quando il voto è ormai vicino. In pratica la Corte Suprema ha corretto un tribunale federale di grado inferiore che voleva rimettere in piedi la mappa più favorevole ai repubblicani, lasciando valere la decisione della Corte Suprema del Missouri, che aveva dato ragione a chi contestava i nuovi confini.

Il partito, conclude l'analisi del Bulwark, si è legato a una singola figura più di quanto sia mai accaduto nella storia politica americana e ora non ha una via d'uscita. La convention di Dallas doveva essere il momento in cui provare a cambiare rotta ed è diventata la conferma che quella rotta non si può più cambiare.