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# I generali avvertono Hegseth: la guerra all'Iran sta logorando le forze americane
- URL: https://focusamerica.it/i-generali-avvertono-hegseth-la-guerra-alliran-sta-logorando-le-forze-americane/
- Published: 2026-08-31T13:00:00.000Z
- Updated: 2026-08-31T13:00:00.000Z
- Description: I vertici militari temono che il prolungamento delle operazioni indebolisca la capacità americana nel Pacifico e sul territorio nazionale. McGurk sostiene invece che la pressione su Teheran stia iniziando a funzionare.
- Author: Redazione
- Tags: Sicurezza e Difesa, La guerra tra Stati Uniti e Iran, Iran, Pete Hegseth, Medio Oriente, #ig-pubblicato

Alcuni esponenti dei vertici militari americani hanno avvertito il Segretario alla Difesa Pete Hegseth che prolungare le operazioni su larga scala contro l'Iran non è più sostenibile e rischia di indebolire la capacità degli Stati Uniti di rispondere alle minacce in altri teatri, compresa la difesa del territorio nazionale statunitense. Lo ha rivelato il [*Washington Post*](https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/08/30/military-leaders-warn-hegseth-against-extending-iran-war-operations/?ref=focusamerica.it), che ha ricostruito l'edizione del 14 agosto del *Secretary of Defense Orders Book*, il documento classificato con cui ogni due settimane il Pentagono fotografa la disponibilità globale di navi, aerei e sistemi d'arma e raccoglie i pareri dei comandanti sulle direttive del Segretario.

Il documento ordina ad alcune unità schierate in Medio Oriente di restare fino a settembre e ad altre fino al 2027\. I comandanti responsabili di Europa, Indo-Pacifico e America Latina, insieme al capo delle operazioni navali, hanno risposto con un "*non-concur*", ovvero un dissenso formale: eseguiranno l'ordine, ma hanno espresso la loro contrarietà. I rispettivi teatri di responsabilità hanno ceduto navi, aerei e sistemi d'arma per sostenere la campagna contro Teheran, con serie ripercussioni sulle missioni e sull'addestramento. I vertici di Esercito e Aeronautica hanno invece dato il loro assenso, pur segnalando rischi significativi. Il giudizio complessivo, secondo una delle persone che hanno letto il documento, è che dopo [sei mesi](https://focusamerica.it/iran-la-guerra-che-doveva-essere-breve-sei-mesi-di-guerra-non-hanno-piegato-teheran/) l'operazione si sia spinta "troppo oltre, per troppo tempo".

Guerra con l’Iran · Sei mesi di operazioni

## Lo stesso blocco navale sta strozzando l’Iran e *logorando la Marina americana*

Un quarto dei cacciatorpediniere americani è pronto a prendere il mare. Il Fondo Monetario prevede per l’Iran una contrazione del 6,1 per cento. I comandanti chiedono di fermarsi, l’analista Brett McGurk sostiene che Washington stia iniziando a vincere.

Grafica di FocusAmerica 30 agosto 2026 

Lo Stretto di Hormuz, sei mesi dopo l’inizio della guerra

**Il blocco navale americano**, schierato nel Golfo di Oman e nel Mare Arabico a est dello Stretto: ferma le navi dirette ai porti iraniani o in partenza da essi.

**La rotta del greggio**: 15-16 milioni di barili al giorno passano ancora, circa due terzi dei livelli precedenti alla guerra.

La stessa guerra, due contabilità opposte

Marina americana

25%

Economia iraniana

−6,1%

Quota dei cacciatorpediniere pronti a salpare, contro livelli molto più alti prima della guerra

Contrazione del prodotto interno lordo prevista dal Fondo Monetario per il 2026

Il blocco che sta mettendo in ginocchio Teheran è lo stesso che consuma navi, missili e uomini americani. **Chi cederà per primo, nessuno è ancora in grado di dirlo.**

Le due letture e i quattro atti

IIl logoramento IILa stretta IIII quattro atti 

Quello che vedono i comandanti

### Dopo sei mesi, la flotta non regge il ritmo

L’ammiraglio Daryl Caudle ha scritto che senza una data di conclusione la Marina non può sostenere l’impegno attuale. Oggi soltanto un quarto dei cacciatorpediniere è pronto a prendere il mare.

Ogni cento cacciatorpediniere, quanti sono pronti

Pronti a prendere il mare Non disponibili 

Decine di navi sono state impegnate prima per l’offensiva, poi per far rispettare il blocco delle rotte da e per i porti iraniani. Alcuni equipaggi sono in mare da mesi oltre la durata prevista.

Le scorte di intercettori, prima e dopo

Nel solo primo mese di guerra gli Stati Uniti hanno lanciato oltre 850 missili Tomahawk e più di mille intercettori. La Casa Bianca sostiene che le notizie sulle carenze di munizioni siano inesatte.

Il prezzo materiale

Il dissenso formale nel documento

Nel gergo del Pentagono si chiama *non-concur*: eseguo l’ordine, ma metto a verbale che non sono d’accordo. Nell’edizione del 14 agosto lo hanno scritto quattro comandi su sei.

Quello che vede Brett McGurk

### Il blocco sta spostando la leva verso Washington

Per l’analista della CNN, che ha lavorato alla sicurezza nazionale con quattro presidenti, la tesi secondo cui l’Iran avrebbe vinto potrebbe rivelarsi prematura. Le petroliere tornano a passare, i prezzi restano stabili, l’economia iraniana affonda.

Il petrolio che attraversa il Golfo, milioni di barili al giorno

I tentativi iraniani di chiudere il passaggio con droni e mine stanno fallendo per la prima volta. Trasferimenti da nave a nave e traversate con i sistemi di identificazione spenti hanno riportato i flussi a circa due terzi dei livelli precedenti alla guerra.

Il conto che paga Teheran

È la prima volta dalla rivoluzione del 1979 che l’Iran vede la propria arteria economica messa in quarantena. La via d’uscita, secondo McGurk, sarebbe rinunciare alle minacce nello Stretto e a ciò che resta dell’arricchimento dell’uranio: per i Guardiani della Rivoluzione, mostrare debolezza.

La cronologia

### Sei mesi di guerra in quattro atti

Tocca ogni tappa per aprire i dettagli.

Dopo sei mesi, l’operazione si è spinta «troppo oltre, per troppo tempo».

Il giudizio complessivo del documento riservato, riferito al Washington Post da una delle persone che lo hanno letto 

Fonte Washington Post, edizione del 14 agosto del *Secretary of Defense Orders Book*; analisi di Brett McGurk per la CNN; Goldman Sachs, 28 agosto 2026; Fondo Monetario Internazionale, *World Economic Outlook*; Ministero del Lavoro iraniano. Elaborazione FocusAmerica. 

### **La Marina è al limite**

Il quadro più cupo è stato tracciato dall'ammiraglio Daryl Caudle, a capo delle operazioni navali. A suo giudizio, la Marina staunitense non può sostenere l'attuale livello di impegno senza una data di conclusione delle operazioni: appena un quarto della flotta di cacciatorpediniere è pronto a prendere il mare, una quota nettamente inferiore ai livelli precedenti alla guerra. La Marina ha messo a disposizione decine di navi, prima per l'offensiva e la difesa dalle rappresaglie iraniane e poi per far rispettare il blocco dei porti iraniani voluto da Trump. Alcuni equipaggi sono in mare da mesi ben oltre la durata prevista del loro dispiegamento.

Anche l'ammiraglio Samuel Paparo, comandante dell'Indo-Pacific Command, ha contestato l'ordine di continuare a fornire un gruppo d'attacco composto da una portaerei e dai relativi cacciatorpediniere. L'unica portaerei destinata al Pacifico, elemento centrale della strategia di deterrenza nei confronti di Pechino, è stata ora inviata in Medio Oriente per sostituirne un'altra che era rimasta in mare per oltre 300 giorni.

Ai costi umani si aggiungono quelli materiali. La guerra ha fortemente ridotto le scorte di intercettori *Patriot* e *THAAD* e di missili *Tomahawk*: nel solo primo mese sarebbero stati lanciati oltre 850 missili *Tomahawk* e più di mille intercettori. Almeno 45 droni *Reaper*, circa un quarto della intera flotta, sono andati perduti e le basi americane nella regione hanno subito danni per miliardi di dollari, anche se la Casa Bianca sostiene che le notizie sulle carenze di munizioni siano inesatte.

Il Comando Centrale mantiene inoltre in allerta da mesi oltre 50 mila militari nell'eventualità che il presidente possa ordinarie nuovi attacchi. L'82ª Divisione aviotrasportata, mobilitata a marzo con 2 mila soldati e considerata centrale per qualsiasi eventuale operazione terrestre, resterà nella regione almeno fino a settembre. Il portavoce di Hegseth, Sean Parnell, ha risposto che il Pentagono "non discute i processi operativi interni" e che le decisioni sugli schieramenti si basano sulla valutazione delle minacce e sulle priorità fissate dal presidente.

### **McGurk: la leva sta passando a Washington**

Una lettura opposta della stessa fase della guerra arriva invece da Brett McGurk, analista della [*CNN*](https://edition.cnn.com/2026/08/30/politics/iran-losing-leverage-hormuz-mcgurk?ref=focusamerica.it) che ha ricoperto incarichi di sicurezza nazionale sotto quattro presidenti, da George W. Bush a Joe Biden. In un'analisi pubblicata domenica sul sito della *CNN* sostiene che la tesi, ormai diffusa, secondo cui "l'Iran ha vinto" potrebbe rivelarsi prematura.

McGurk divide il conflitto in quattro atti: i bombardamenti iniziati il 28 febbraio, il cessate il fuoco del 7 aprile, seguito dal Memorandum del 17 giugno tra Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, la ripresa degli attacchi iraniani contro le navi nello Stretto di Hormuz, ed infine, dal 14 luglio, il blocco navale accompagnato dalle sanzioni sul petrolio iraniano, al quale Teheran ha risposto sospendendo il Memorandum.

È quest'ultimo passaggio, secondo McGurk, ad aver modificato i rapporti di forza a favore di Washington. I flussi di petrolio attraverso lo Stretto sono [tornati](https://focusamerica.it/trump-hormuz-e-riaperto-ma-i-numeri-raccontano-una-ripresa-a-meta/) a circa due terzi dei livelli precedenti alla guerra, secondo una stima di *Goldman Sach*s del 28 agosto, mentre i prezzi dell'energia sono rimasti stabili e i tentativi iraniani di chiudere il passaggio con droni e mine starebbero fallendo per la prima volta.

La pressione economica si sta concentrando così su Teheran. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per quest'anno una contrazione dell'economia iraniana del 6,1%, con un'inflazione vicina al 70%, mentre un funzionario del Ministero del Lavoro iraniano ha stimato in un milione i posti di lavoro persi nei primi tre mesi di guerra. È la prima volta dalla rivoluzione del 1979, scrive McGurk, che l'Iran si trova ad affrontare una quarantena della sua principale arteria economica. La via d'uscita per Teheran, nella sua analisi, sarebbe rinunciare alle minacce nello Stretto e a ciò che resta del programma di arricchimento dell'uranio. Per i Guardiani della Rivoluzione, però, tale scelta equivarrebbe a mostrare debolezza.

Le due letture non si escludono a vicenda. È anzi proprio la loro coesistenza a descrivere meglio il dilemma di oggi per la Casa Bianca: il blocco navale che, secondo McGurk, sta finalmente mettendo sotto pressione l'Iran è lo stesso che, secondo i comandanti americani, sta logorando sempre di più la Marina e riducendo le risorse disponibili per il Pacifico e per la difesa del territorio nazionale. Chi cederà per primo, nessuno è ancora in grado di dirlo.