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# Gli olandesi hanno spiato il telefono del genero di Trump e scoperto un conto segreto negli Emirati
- URL: https://focusamerica.it/gli-olandesi-hanno-spiato-il-telefono-del-genero-di-trump-e-scoperto-un-conto-segreto-negli-emirati/
- Published: 2026-10-23T07:00:00.000Z
- Updated: 2026-10-23T07:00:00.000Z
- Description: Il giornalista Matthew Cole sostiene che Emirati e Arabia Saudita misero a disposizione del genero del presidente almeno 2 miliardi di dollari su conti segreti. Kushner nega.
- Author: Redazione
- Tags: Politica estera, Jared Kushner, Medio Oriente, Arabia Saudita, Israele, #ig-pubblicato

Dall'inizio del 2018 l'intelligence militare olandese ha spiato il telefono di Jared Kushner, genero del presidente e suo consigliere nel primo mandato, e lo ha visto entrare in un conto bancario negli Emirati Arabi Uniti su cui erano arrivate centinaia di milioni di dollari. Lo racconta il giornalista Matthew Cole nel libro *Princes and Thieves*, di cui [*Vanity Fair*](https://www.vanityfair.com/story/jared-kushner-hacked-phone-secret-negotiations?ref=focusamerica.it) ha pubblicato un estratto in esclusiva. Secondo Cole, i leader di Emirati e Arabia Saudita misero a disposizione di Kushner almeno 2 miliardi di dollari su almeno due conti, uno ad Abu Dhabi e uno presso la banca centrale israeliana. Gli avvocati di Kushner negano l'esistenza dei conti e qualsiasi violazione della legge.

Alla fine del 2017 il MIVD, il servizio di intelligence militare dei Paesi Bassi, venne a sapere che un agente del GRU, l'intelligence militare russa, specializzato nel furto di dati bancari sul dark web, stava per arrivare nel Regno Unito per una missione di spionaggio. Con il permesso del governo britannico, gli olandesi gli posero una scelta: lavorare per loro contro il GRU oppure essere arrestato e processato per spionaggio. L'agente accettò di collaborare e diede accesso a un server remoto che gli hacker del GRU usavano a Rostov, in Russia. Tra i file c'erano schermate dell'iPhone di Kushner.

All'Aia i tecnici del MIVD provarono a ricostruire come i russi fossero entrati nel telefono, un iPhone X dotato del riconoscimento facciale Face ID. All'inizio del 2018 trovarono una vulnerabilità che permetteva loro di vedere lo schermo mentre Kushner usava il dispositivo, senza però poterne attivare microfono e videocamera o copiarne i file. Da quel momento salvarono ogni immagine dello schermo sui propri server. Così scoprirono che Kushner usava il telefono per accedere a un conto negli Emirati, che aveva ricevuto centinaia di milioni di dollari da una banca dell'Azerbaigian. La fonte che per prima parlò a Cole della vicenda, nella primavera del 2020, gli disse anche che Kushner sembrava aver trasferito somme consistenti da quel conto ad altre persone, tra cui un signore della guerra, un mercenario e un ex sicario.

Secondo Cole, nei primi mesi della prima amministrazione Trump gli interessi di Kushner e dei due principi del Golfo coincisero. Mohammed bin Salman voleva diventare principe ereditario dell'Arabia Saudita. Mohamed bin Zayed, il leader degli Emirati, voleva far saltare l'accordo sul nucleare iraniano firmato da Barack Obama. Kushner voleva l'aiuto di entrambi per spingere i palestinesi ad accettare un'intesa gradita a Israele. Secondo il libro Kushner non era del tutto indipendente dal punto di vista economico dai genitori e l'azienda di famiglia, la *Kushner Companies*, doveva rimborsare un prestito da un miliardo di dollari sul suo edificio più prestigioso, il grattacielo di uffici al 666 della Fifth Avenue di Manhattan.

All'inizio i due principi discussero con Kushner un fondo da oltre 10 miliardi di dollari per sostenere gli obiettivi di politica estera della nuova amministrazione, che avrebbe potuto finanziare anche il muro al confine con il Messico promesso da Trump. L'idea fu abbandonata nel giro di pochi mesi. Al suo posto, prima i due principi insieme e poi il solo bin Zayed versarono almeno 2 miliardi di dollari su almeno due conti destinati a Kushner, dividendosi di fatto la spesa.

Il primo conto, che Cole chiama Alpha, era presso la First Abu Dhabi Bank, la più grande banca degli Emirati, presieduta da Tahnoon bin Zayed, fratello di Mohamed. Dal 2017 sauditi ed emiratini vi versarono circa 750 milioni di dollari. Il conto doveva servire come fondo di politica estera, gestito in parte da Kushner e bin Zayed, convinti che per chiudere il conflitto israelo-palestinese andasse ridisegnata la mappa della regione. Una fonte che aveva discusso dell'accordo con alti funzionari emiratini e israeliani ha detto a Cole che Kushner promise a bin Zayed di sostenere le sue richieste con Trump in cambio del fondo, perché voleva la normalizzazione dei rapporti con Israele per far ripartire gli affari. Secondo la stessa fonte, per i Paesi del Golfo fondi di questo tipo sono una forma diffusa di corruzione: "Un miliardo o due per loro non sono niente".

Tutto il denaro del conto Alpha arrivava in dollari da una banca dell'Azerbaigian. Secondo Cole alcune banche azere, in cambio di una commissione del 6-7 per cento, accettano grandi somme in valuta saudita o emiratina e versano l'equivalente in dollari al destinatario indicato dal cliente, usando un conto interno diverso. Per chi controlla i movimenti, il passaggio è impossibile da ricostruire. Per questo gli olandesi videro solo un conto apparentemente legato al governo azero che mandava centinaia di milioni a Dubai.

Gli olandesi non sapevano nemmeno che il conto non era intestato a Kushner. Il titolare era la Watani Al Emarat Foundation, un ente benefico finanziato dal governo emiratino e guidato da Dherar Belhoul Al Falasi, membro del Consiglio nazionale federale, l'assemblea consultiva degli Emirati. Secondo una fonte di Cole, la fondazione serviva da copertura per finanziare operazioni militari e di intelligence all'estero e programmi segreti di acquisto di armi, perché le transazioni di un ente benefico attirano meno controlli. Bin Zayed e Tahnoon resero Kushner firmatario del conto: poteva cioè fare operazioni, pur senza esserne il proprietario.

Quattro alti funzionari della prima amministrazione Trump, due consiglieri per la sicurezza nazionale, un capo di gabinetto della Casa Bianca e un ex direttore della CIA, hanno detto a Cole di non essere a conoscenza di alcuna autorizzazione del presidente a Kushner per accedere a un conto di un governo straniero. Il suo legale sostiene invece che Kushner non prese mai accordi con leader stranieri senza il consenso del presidente.

Il secondo conto, chiamato Beta, conteneva circa un miliardo di dollari che bin Zayed trasferì in Israele per Kushner entro la primavera del 2018, sempre passando dall'Azerbaigian. Secondo una persona informata citata da Cole, fu il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a suggerire di depositare il denaro presso la banca centrale israeliana, dove sarebbe sembrato un conto del governo e sarebbe stato quasi impossibile collegarlo agli Emirati. La stessa fonte sostiene che il denaro fosse destinato all'uso personale di Kushner. La banca centrale israeliana non gestisce conti privati e per ogni trasferimento richiede l'autorizzazione di due persone. Netanyahu pretese di essere informato prima di ogni operazione e Kushner gli faceva arrivare i messaggi attraverso l'ambasciatore americano in Israele David Friedman. Una persona che aiutò Kushner a spostare il denaro fuori da Israele ha detto a Cole che gran parte finì su conti a Cipro prima di essere trasferita altrove. Friedman ha detto di non sapere "assolutamente nulla" di queste accuse e ha definito "false al 100%" quelle che lo riguardano.

C'era poi un terzo conto, sempre presso la banca centrale israeliana. Nell'ambito dell'avvicinamento segreto tra Israele ed Emirati, Kushner aiutò a negoziare un accordo con cui Israele si impegnava a difendere gli Emirati in caso di un grande attacco militare iraniano. Per coprire i costi, il governo emiratino fece un altro versamento segreto alla banca centrale israeliana, una sorta di fondo di riserva per la difesa. Secondo Cole i tre conti costituivano insieme una politica estera parallela, negoziata da Kushner con i leader di Israele, Emirati e Arabia Saudita.

Il ruolo di consigliere senior del presidente non era retribuito, ma Kushner era a tutti gli effetti un dipendente pubblico. Ogni anno doveva presentare una dichiarazione patrimoniale pubblica e una riservata e, avendo accesso a informazioni classificate, era tenuto a dichiarare qualsiasi conto di cui fosse firmatario o beneficiario, anche al fisco. Secondo Cole, inoltre, ricevendo l'accesso a quei soldi Kushner diventava un agente di potenze straniere: la legge americana obbliga chi fa pressioni sul governo per conto di un Paese straniero a registrarsi presso il dipartimento di Giustizia. Un ex procuratore che lavorò all'inchiesta del procuratore speciale Robert Mueller ha detto a Cole che, se Kushner promise qualcosa a bin Zayed e bin Salman in cambio del denaro, anche solo parlare con il suocero, potrebbe aver violato le leggi federali sulla corruzione oltre a quella sugli agenti stranieri.

Gli avvocati di Kushner hanno negato ogni accusa. Hanno detto che Kushner non ha mai avuto rapporti con Al Falasi, con la fondazione Watani o con un conto negli Emirati, che ha sempre rispettato la legge nei rapporti con i governi stranieri e che non ne ha violata nessuna durante il suo incarico alla Casa Bianca. Sui conti in Israele hanno detto che Kushner "non ne sa nulla" e che "non ci sono conti e non ci sono mai stati".