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# Gli Houthi conquistano Perim e arrivano allo Stretto di Bab el-Mandeb
- URL: https://focusamerica.it/gli-houthi-conquistano-mokha-e-avanzano-verso-bab-el-mandeb/
- Published: 2026-09-11T13:00:25.000Z
- Updated: 2026-09-11T13:00:25.000Z
- Description: Dopo Mokha e Dhubab, i ribelli sostenuti dall'Iran prendono l'isola strategica nello Stretto. Riyadh intensifica i raid, mentre il principe ereditario Mohammed Bin Salman chiede l'aiuto di Trump per ribaltare la situazione, ottenendo però solo un impegno minimo.
- Author: Redazione
- Tags: Politica estera, La guerra tra Stati Uniti e Iran, Yemen, Stretto di Bab el-Mandeb, #ig-pubblicato

Gli Houthi, la milizia yemenita sostenuta dall'Iran, hanno conquistato venerdì l'isola strategica di Perim, conosciuta anche come Mayun, che si trova nel cuore dello Stretto di Bab el-Mandeb. La notizia è stata riferita dalla [CNN](https://us.cnn.com/2026/09/10/middleeast/houthis-capture-mocha-red-sea-strait-intl?utm%5Fsource=chatgpt.com) sulla base di due fonti del governo yemenita e poi confermata da [Reuters](https://www.reuters.com/world/middle-east/yemens-houthis-reach-strategic-island-mouth-vital-shipping-lane-2026-09-11/?utm%5Fsource=chatgpt.com), che cita quattro fonti governative. Le forze fedeli al governo riconosciuto a livello internazionale si sono ritirate dall'isola.

Contemporaneamente gli Houthi hanno preso anche il controllo di Dhubab, la cittadina costiera che si trova direttamente di fronte a Perim. Il controllo dei due punti mette per la prima volta il movimento in una posizione molto più favorevole per esercitare pressione sullo Stretto di Bab el-Mandeb, uno dei principali colli di bottiglia del commercio mondiale. Perim si trova infatti all'interno dello Stretto, ad appena 3,5 km dalla costa yemenita.

L'avanzata arriva appena un giorno dopo la conquista di Mokha, la città portuale sul Mar Rosso che le forze del governo yemenita avevano abbandonato al termine di un'offensiva terrestre durata diversi giorni. La caduta della città era stata riferita inizialmente al [*New York Times*](https://www.nytimes.com/2026/09/10/world/middleeast/yemens-houthis-seize-strategic-red-sea-port-officials-say.html?utm%5Fsource=chatgpt.com) da due funzionari yemeniti. Gli Houthi hanno inoltre preso il controllo delle isole Hanish, un arcipelago che comprende anche Zuqar. In pochi giorni il gruppo ha quindi compiuto la sua più importante espansione territoriale da anni lungo la strategica costa occidentale dello Yemen.

Gli Houthi non hanno necessariamente la capacità di "chiudere" completamente il Bab el-Mandeb, ma ora controllano posizioni su entrambe le sponde yemenite del tratto più sensibile dello Stretto e possono aumentare in modo significativo la pressione militare sulla navigazione commerciale. Bab el-Mandeb collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e, attraverso il Canale di Suez, costituisce una delle principali rotte tra Asia ed Europa. Prima dell'attuale escalation vi transitava circa il 7% della produzione petrolifera mondiale. La sua importanza è cresciuta ulteriormente dall'inizio della guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha fortemente ridotto il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz.

L'Arabia Saudita ha infatti aumentato l'utilizzo dell'oleodotto *East-West*, che trasporta il greggio dai giacimenti orientali ai terminal sul Mar Rosso, proprio per aggirare Hormuz. Il controllo Houthi di Perim e Dhubab minaccia ora anche questa via alternativa e offre indirettamente a Teheran una leva su entrambi i principali passaggi marittimi ai lati della penisola arabica. Secondo [*Reuters*](https://www.reuters.com/world/middle-east/yemens-houthis-reach-strategic-island-mouth-vital-shipping-lane-2026-09-11/?utm%5Fsource=chatgpt.com), l'offensiva degli ultimi giorni è stata condotta con la guida diretta di esponenti dei Guardiani della Rivoluzione iraniani, anche se ufficialmente Teheran nega invece di aver impartito ordini militari agli Houthi.

Le tensioni hanno avuto un impatto immediato sui mercati energetici. Dopo essere salito oltre i 105 dollari al barile giovedì e aver toccato venerdì i massimi da metà maggio, il Brent ha poi ripiegato intorno ai 104 dollari sulle notizie di possibili contatti diplomatici per attenuare le restrizioni alla navigazione attraverso Hormuz. Nonostante il calo, il petrolio resta avviato verso un rialzo settimanale superiore all'8%.

Yemen, gli Houthi sullo Stretto

Dopo Mokha, gli Houthi arrivano a Perim, al centro di *Bab el-Mandeb*

Con Hormuz semiparalizzato dalla guerra con l'Iran, l'Arabia Saudita esporta il suo greggio dal Mar Rosso. Ma quella rotta di riserva esce da Bab el-Mandeb: in due giorni gli Houthi hanno preso Mokha e Dhubab e, secondo fonti del governo yemenita, sono sbarcati sull'isola che divide lo Stretto.

Grafica di FocusAmerica11 settembre 2026

Le due porte del petrolio arabo

Rotte marittime Oleodotto Est-Ovest Spessore proporzionale ai barili al giorno 

1Hormuz 2Yanbu 3Bab el-Mandeb 

Rotte e oleodotto hanno un tracciato indicativo. Flussi negli Stretti: media del primo semestre 2025 (EIA). Oleodotto: capacità massima dichiarata da Aramco.

Da Mokha allo Stretto

In due giorni gli Houthi sono scesi da Mokha fino all'isola al centro dello Stretto

Tocca un luogo sulla mappa o nell'elenco per leggere che cosa è successo.

Avanzata degli Houthi, 10–11 settembre

Il traffico di mercoledì

Mercoledì a Hormuz è passata metà delle navi, a Bab el-Mandeb il traffico reggeva ancora

Transiti di mercoledì 9 settembre, prima della caduta di Mokha e di Perim, e media dei dieci giorni precedenti. Per Bab el-Mandeb si contano le navi che trasportano materie prime; le navi con il transponder spento sfuggono al conteggio.

Stretto di Hormuz

7

Bab el-Mandeb

28

navi, contro una media di **14**: la metà

navi, contro una media di **27**

Transito di mercoledìTransito mancante rispetto alla mediaOltre la media

**Il precedente.** Gli Houthi hanno già dimezzato una volta il traffico di Bab el-Mandeb: dopo gli attacchi alle navi iniziati a fine 2023, il petrolio in transito è sceso a meno della metà.

I mercati

Il Brent ha superato i 107 dollari, il livello più alto da maggio

Prezzo del greggio di riferimento internazionale nella giornata del 10 settembre.

107,40$

dollari al barile

+6,1% in un giorno

Il punto

Con Perim gli Houthi non si affacciano più sullo Stretto: ci sono dentro. **L'asse guidato dall'Iran può ora minacciare insieme le due uscite del petrolio arabo**, proprio mentre Riyadh sposta il suo greggio dall'una all'altra.

Fonte EIA (flussi di petrolio negli Stretti, 2023–primo semestre 2025); Aramco e IEA (oleodotto Est-Ovest); Reuters su dati di tracciamento navale (transiti del 9 settembre); The National e CNN (Brent, 10 settembre); Reuters, AFP, CNN e AP (situazione sul terreno, 10–11 settembre). Mappe: Natural Earth. 

### **MBS chiede a Trump di intervenire**

La gravità della situazione aveva già spinto il principe ereditario saudita [Mohammed bin Salman](https://www.axios.com/2026/08/01/saudi-crown-prince-trump-iran-attacks?utm%5Fsource=chatgpt.com) a chiedere direttamente agli Stati Uniti di entrare in azione. Secondo [*Axios*](https://www.axios.com/2026/09/11/houthis-yemen-saudi-trump-mbs-strikes?utm%5Fsource=chatgpt.com), che cita due funzionari statunitensi, giovedì MBS ha telefonato due volte al presidente Donald Trump mentre gli [Houthi](https://www.axios.com/2025/03/26/houthi-rebels-yemen-what-to-know?utm%5Fsource=chatgpt.com) avanzavano su Mokha. Nella prima conversazione lo ha informato del rapido deterioramento della situazione; alcune ore dopo lo ha richiamato chiedendogli di ordinare attacchi americani contro il movimento yemenita. Trump ha rifiutato.

Secondo i funzionari statunitensi citati da Axios, per il momento l'Amministrazione Trump non intende aprire un nuovo fronte con un intervento militare diretto contro gli Houthi in quanto la priorità resta concentrare le forze americane sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Washington ha tuttavia deciso di aumentare il sostegno a Riyadh, fornendo informazioni di intelligence sugli Houthi e dati utili all'individuazione degli obiettivi. Circa 200 militari statunitensi si trovano già in Arabia Saudita con compiti di supporto non operativo.

Giovedì anche l'ammiraglio Brad Cooper, comandante dello *U.S. Central Command*, si è recato nel regno per riunioni urgenti di coordinamento, secondo Axios. La richiesta di MBS segna un netto cambiamento rispetto a luglio. All'inizio della nuova escalation, il principe ereditario aveva chiesto a Trump soltanto [un sostegno politico](https://www.axios.com/2026/07/13/trump-bin-salman-houthis-yemen?utm%5Fsource=chatgpt.com) per un attacco saudita all'aeroporto di Sanaa, precisando che Riyadh non aveva bisogno di assistenza militare americana. All'epoca Trump aveva dato il proprio assenso.

Dopo l'ulteriore avanzata degli Houthi, l'Arabia Saudita ha però intensificato direttamente la propria risposta. Venerdì l'aviazione saudita ha colpito l'aeroporto di Mokha, appena conquistato dal gruppo militante, secondo *Associated Press*. Non sono stati immediatamente segnalati morti o danni significativi. Le forze del governo yemenita hanno inoltre annunciato di voler impiegare armi e velivoli in una controffensiva per riconquistare le zone perdute lungo il Mar Rosso e hanno invitato i civili a evitare la strada tra Taiz e Mokha.

La nuova fase del confronto era iniziata dopo che, a luglio, l'Arabia Saudita aveva [impedito l'atterraggio a Sanaa di un aereo iraniano](https://www.aljazeera.com/news/2026/7/3/yemens-houthis-threaten-saudi-arabia-after-alleged-airspace-intrusion?utm%5Fsource=chatgpt.com) che trasportava alti dirigenti Houthi di ritorno dai funerali dell'ex Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Gli Houthi avevano reagito colpendo petroliere saudite nel Mar Rosso e successivamente impianti energetici del regno. Riyadh e i suoi alleati yemeniti avevano successivamente risposto con raid aerei e fallimentari offensive terrestri.

Un alto funzionario dell'Amministrazione Trump ha spiegato ad *Axios* che Washington intende ora proteggere i propri interessi essenziali, a partire dalla libertà di navigazione nel Mar Rosso, lasciando però agli alleati regionali la guida della risposta alla crisi. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, mantengono un dialogo continuo con l'Arabia Saudita e con il governo della Repubblica dello Yemen.

### **Il corridoio petrolifero saudita sempre più sotto pressione**

Per l'Arabia Saudita e i suoi alleati yemeniti, la perdita di Mokha, Dhubab e Perim rappresenta un colpo molto più grave di quanto apparisse soltanto ventiquattr'ore prima. Farea Al-Muslimi, esperto di Yemen di *Chatham House*, aveva già detto al *New York Times* che la conquista di Mokha avrebbe messo Stati Uniti, sauditi e loro alleati "in una situazione molto più difficile di quella in cui già si trovano". La successiva caduta di Perim rende ancora più concreto quel rischio.

Le conseguenze dell'escalation sul settore energetico saudita sono già rilevanti. Secondo l'ultimo rapporto dell'*International Energy Agency*, pubblicato oggi, l'offerta saudita di greggio è scesa ad agosto di 2,3 milioni di barili al giorno, fino a 6 milioni: il livello più basso da oltre trent'anni. L'*IEA* attribuisce il calo anche agli attacchi contro navi in transito proprio nello Stretto di Bab el-Mandeb, così come contro infrastrutture energetiche saudite, tra cui la raffineria di Jazan e il traffico marittimo nell'area di Yanbu.

Le immagini satellitari analizzate da *Reuters* hanno inoltre mostrato giovedì del fumo nei pressi dell'oleodotto *East-West* a sud di Medina. Non è stato possibile stabilire la causa e né il governo saudita né *Saudi Aramco* avevano confermato un incidente. L'infrastruttura è diventata essenziale dall'inizio della guerra perché consente di trasferire il petrolio dalla costa orientale saudita ai terminal del Mar Rosso evitando Hormuz.

Fino alla sua caduta, Mokha era controllata dalle forze del generale Tareq Saleh, nipote dell'ex presidente Ali Abdullah Saleh e vicepresidente del Consiglio presidenziale che guida il governo yemenita. Saleh ha annunciato di aver ordinato alle proprie truppe di riorganizzarsi e di istituire un centro di comando alternativo in un luogo sicuro, d'intesa con la coalizione militare guidata da Riyadh.

Il Ministero degli Esteri legato agli Houthi ha sostenuto che la navigazione resta "sicura" e che il movimento non intende rappresentare una minaccia al traffico commerciale. Ha inoltre affermato di essere disposto a partecipare a un sistema regionale per la sicurezza della navigazione, chiedendo alla comunità internazionale di fare pressione su Riyadh perché interrompa gli attacchi contro lo Yemen. Le dichiarazioni contrastano però con i ripetuti attacchi Houthi contro petroliere, navi commerciali e infrastrutture saudite delle ultime settimane.

Mohammed al-Bukhaiti, dirigente politico degli Houthi, ha detto al *New York Times* che l'obiettivo del gruppo è ora ripristinare la piena sovranità dello Yemen e affrontare "il nemico saudita", non ampliare il territorio sotto il proprio controllo. L'avanzata fino a Perim mostra però quanto rapidamente il conflitto yemenita, rimasto relativamente congelato dopo la tregua del 2022, sia tornato a intrecciarsi con la guerra regionale tra Iran e Stati Uniti.

Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014\. Poco dopo, una coalizione guidata dall'Arabia Saudita intervenne militarmente nel tentativo di riportare al potere il governo riconosciuto a livello internazionale. Dopo anni di combattimenti e una fragile tregua raggiunta nel 2022, il fronte era rimasto sostanzialmente stabile. La fulminea offensiva di questa settimana e la conquista di posizioni direttamente affacciate sullo Stretto di Bab el-Mandeb rischiano ora di riaprire pienamente la guerra civile e, allo stesso tempo, di trasformare uno dei passaggi marittimi più importanti del mondo in un nuovo fronte della guerra tra Washington e Teheran.