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# Espulsioni illegali, l'ICE sfida sempre più spesso i tribunali
- URL: https://focusamerica.it/espulsioni-illegali-lice-sfida-sempre-piu-spesso-i-tribunali/
- Published: 2026-09-16T13:00:25.000Z
- Updated: 2026-09-16T13:00:26.000Z
- Description: Oltre 170 persone sono state rimpatriate in violazione di ordini giudiziari o delle garanzie del giusto processo. In molti casi il governo ha ammesso errori amministrativi, ma il ritorno negli Stati Uniti non chiude il rischio di una nuova espulsione.
- Author: Redazione
- Tags: Immigrazione, ICE, Giustizia, Donald Trump, #ig-pubblicato

Negli Stati Uniti le espulsioni illegali, un tempo rarissime, sono diventate un fenomeno sempre più ricorrente nella campagna di rimpatri di massa voluta da Donald Trump. Secondo un'[analisi di *Politico*](https://www.politico.com/news/2026/09/14/trump-ice-illegal-deportations-courts?ref=focusamerica.it), dall'anno scorso i giudici federali hanno stabilito che l'amministrazione ha espulso più di 170 persone violando ordini dei tribunali o le garanzie del giusto processo previste dalla legge, oppure rimandandole in Paesi dai quali avevano chiesto o ottenuto protezione contro torture e persecuzioni. La maggior parte dei casi deriva da un'unica operazione del 2025, ma da allora *Politico* ha individuato circa altri 30 individuali, almeno 3 soltanto nella settimana appena passata.

Uno di questi riguarda Jose Ojeda Duarte, un richiedente asilo venezuelano di 31 anni fuggito dal suo Paese dopo aver prestato servizio nell'Esercito sotto il governo di Nicolás Maduro. Era entrato legalmente negli Stati Uniti nel 2024, non aveva precedenti penali ed è stato arrestato a Chicago nel settembre 2025\. Dopo 7 mesi trascorsi in 4 centri di detenzione, alle 3 del mattino gli agenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, lo hanno svegliato dicendogli che doveva andare in tribunale. 

Lo hanno invece trasferito in Arizona e da lì rimpatriato in Venezuela, benché la sua domanda d'asilo fosse ancora pendente e l'ordine di espulsione nei suoi confronti non fosse definitivo. La moglie lo ha scoperto cercando il suo nome nel sistema online utilizzato per localizzare i detenuti. Il governo ha poi [ammesso](https://caselaw.findlaw.com/court/us-dis-crt-w-d-tex-el-pas-div/37155.html?ref=focusamerica.it) negli atti del tribunale che l'espulsione era stata un errore, causato da un "problema di qualità dei dati".

Nella maggior parte dei casi i giudici hanno ordinato al governo di "facilitare" il ritorno delle persone espulse. È la formula adottata nell'aprile 2025 dalla Corte Suprema nel caso di Kilmar Abrego Garcia: impone all'Amministrazione di adoperarsi per il rilascio e il rientro dell'interessato e di trattarne il caso come se l'espulsione non fosse mai avvenuta. 

Un portavoce del Dipartimento della Sicurezza Interna (*DHS*) ha detto a *Politico* che "quando un tribunale ordina di riportare negli Stati Uniti uno straniero espulso, il *DHS* adotta ogni misura ragionevole per garantire che rientri in sicurezza per proseguire il procedimento e per tutelare la sicurezza pubblica". Ha poi aggiunto: "Siamo una nazione di leggi e rispettiamo la legge, anche quando giudici attivisti la distorcono per fini politici". Il dipartimento ha attribuito l'ondata di ricorsi alle "ONG radicali" e ai "giudici attivisti", senza però spiegare perché i casi di espulsioni dichiarate illegali siano diventati più frequenti.

### **Una macchina spinta sempre più al limite**

Per Simon Sandoval-Moshenberg, avvocato specializzato in immigrazione nel Maryland, la ragione è semplice: "La macchina gira al 110%". Sandoval-Moshenberg rappresenta proprio Abrego Garcia, espulso illegalmente in El Salvador nel 2025 nonostante un giudice dell'immigrazione avesse stabilito che in quel Paese avrebbe rischiato di essere preso di mira da una gang pericolosa. Prima del 2025, in 17 anni di carriera, aveva seguito circa 3 casi di espulsione illegale. Oggi il suo studio ne prende in carico circa 3 al mese e ha creato un settore dedicato esclusivamente a ottenere il rientro di persone espulse in violazione della legge o di sentenze giudiziarie.

Secondo altri avvocati, la corsa a espellere più persone possibile ha prodotto errori grossolani e, in alcuni casi, un'aperta sfida ai tribunali. "Hanno una tale fretta di cacciare le persone dagli Stati Uniti che non verificano davvero se tutto questo sia legale", ha detto Jaime Rivera, avvocato di una donna che viveva a Houston da quasi 15 anni ed è stata [rimpatriata](https://www.houstonchronicle.com/news/houston-texas/immigration/article/houston-deported-nicaragua-ordered-returned-22427493.php?ref=focusamerica.it) in Nicaragua alla fine di giugno, mentre chiedeva di riaprire il proprio caso in quanto vittima di violenza domestica. Un giudice federale ha ordinato al governo di riportarla negli Stati Uniti.

In un altro caso, la giudice federale Janis Sammartino ha [ordinato](https://www.centerforhumanrights.org/post/federal-judge-orders-government-to-return-deported-father-of-former-marine-sergeant?ref=focusamerica.it) il rientro di Esteban Rios Sosa, fermato il 28 settembre 2025 all'ingresso della base dei Marines di Camp Pendleton, dove si stava recando per far visita alla figlia incinta, e rimpatriato in Messico in meno di 24 ore. Rios Sosa viveva a Oceanside, in California, dal 1988, ha due figli cittadini americani, uno dei quali ha prestato servizio nel Corpo dei Marines, e tre nipoti anch'essi cittadini statunitensi. Al momento del fermo beneficiava della "*deferred action*", una sospensione temporanea dell'espulsione concessa dalle autorità. "Questa Amministrazione si è rimangiata gli impegni presi in passato dal governo per proteggere persone come il signor Rios Sosa", ha detto la sua avvocata, Monika Langarica, del *Center for Human Rights and Constitutional Law*.

L'Amministrazione ha attribuito alcune espulsioni illegittime anche alla "valanga senza precedenti" di casi da gestire, conseguenza però della stessa campagna di rimpatri voluta dal presidente. Nei documenti depositati in tribunale il Dipartimento di Giustizia e l'*ICE* hanno riconosciuto in più occasioni gli errori, descrivendoli come disguidi amministrativi. È successo con Any Lopez Belloza, studentessa del Babson College fermata all'aeroporto di Boston il 20 novembre 2025 mentre tornava in Texas per il Ringraziamento e rimpatriata in Honduras il giorno successivo, nonostante un ordine del tribunale ne bloccasse l'espulsione. 

Un agente dell'*ICE* del Massachusetts ha spiegato di essersi "erroneamente convinto" che non fosse necessario avvertire i colleghi degli altri Stati dell'esistenza dell'ordine. In altri casi l'agenzia ha parlato di un'annotazione errata nel fascicolo di un detenuto, di un ordine giudiziario mai trasmesso a chi gestiva i rimpatri o di una "svista" che aveva lasciato fuori dal fascicolo il divieto di espulsione. Ai giudici l'*ICE* ha inoltre assicurato di stare aggiornando i propri sistemi interni.

Giudici di orientamenti diversi, compresi almeno 3 nominati da Trump, hanno ordinato al governo di riportare negli Stati Uniti persone espulse per errore. In alcuni casi l'Amministrazione ha eseguito gli ordini, in altri ha opposto resistenza: ha sostenuto, per esempio, che i ricorsi sulla detenzione fossero ormai superati perché gli ex detenuti non si trovavano più sotto custodia americana, oppure che il loro rientro avrebbe interferito con delicate relazioni diplomatiche. A febbraio la giudice federale dello Utah Jill Parrish ha scritto in un'ordinanza che il governo non può "espellere prima e discutere dopo in tribunale". Interpellato sul caso, il *DHS* ha sottolineato che Parrish è stata nominata da Barack Obama e che l'uomo espulso era stato arrestato più volte per guida in stato di ebbrezza e senza patente, oltre a essere già stato espulso in passato.

### **I casi rimasti lontani dai riflettori**

Se le vicende di Abrego Garcia e Lopez Belloza sono finite sulle prime pagine, la maggior parte dei casi è passata quasi inosservata nei tribunali. Nel giugno 2025 l'*ICE* ha [fermato](https://www.newsweek.com/ice-blocked-from-detaining-severely-disabled-man-by-federal-judge-11767750?ref=focusamerica.it) a Los Angeles un uomo di 50 anni con gravi disabilità intellettive che, secondo gli atti, avrebbe le capacità cognitive di un bambino di 4 anni, e lo ha espulso in Messico senza avvisare chi si occupava di lui. Non era mai stato sottoposto a un procedimento di espulsione e avrebbe firmato un modulo di "partenza volontaria". In primavera l'Amministrazione ha cercato di riportarlo negli Stati Uniti, facendo però sapere che lo avrebbe nuovamente detenuto. La giudice federale Dolly Gee ne ha allora ordinato la liberazione immediata, citando una "gravissima mancanza di giusto processo".

Un'altra vicenda riguarda una donna, madre di una cittadina americana di 22 anni, arrivata dal Messico nel 1998 all'età di 15 anni e beneficiaria del *DACA*, il programma che dal 2012 protegge dall'espulsione alcune persone entrate negli Stati Uniti da bambini. A febbraio, durante un colloquio per ottenere la residenza permanente, ha scoperto che 27 anni prima, poco dopo il suo arrivo, era stato emesso nei suoi confronti un ordine di espulsione. La mattina seguente era già in Messico. 

Secondo la giudice federale Dena Coggins, l'espulsione di una persona con il *DACA* attivo ha violato il giusto processo: "Ogni giorno in cui la ricorrente resta illegalmente separata dalla figlia, entrambe subiscono un danno irreparabile inimmaginabile", ha scritto. Il *DHS* ha definito Coggins una "giudice attivista nominata da Biden" e ha ribadito che il *DACA* "non conferisce alcuna forma di status legale" e che chi ne beneficia "può essere arrestato ed espulso per diverse ragioni". All'inizio di aprile la donna è [rientrata](https://www.capradio.org/articles/2026/04/02/california-woman-returns-home-after-the-trump-administration-deported-her-to-mexico/?ref=focusamerica.it) in California.

A marzo due gemelle di dodici anni nate a Orlando, e per questo motivo cittadine americane, sono state [rimpatriate](https://www.clickorlando.com/news/local/2026/03/14/12-year-old-twins-born-in-orlando-mistakenly-deported-judge-finds/?ref=focusamerica.it) in Guatemala poche ore dopo aver accompagnato la madre a un appuntamento con l'*ICE*. La donna è stata espulsa regolarmente, ma aveva scelto di lasciare le figlie negli Stati Uniti con la nonna. Il giudice Gregory Presnell ne ha ordinato il ritorno immediato. L'Amministrazione Trump ha eseguito l'ordine in circa 24 ore e il giudice ne ha lodato lo "sforzo in buona fede".

È andata diversamente a un cittadino messicano che viveva negli Stati Uniti da 26 anni senza precedenti penali, arrestato a gennaio in un *Walmart* del Minnesota e trasferito a El Paso, in Texas. Nonostante il giudice federale Jeffrey Bryan avesse ordinato di riportarlo in Minnesota, pochi giorni dopo l'*ICE* lo ha caricato su un autobus diretto al confine con il Messico. L'Amministrazione ha sostenuto che l'uomo avesse firmato un accordo di partenza volontaria, ma Bryan ha stabilito che quell'accordo, la cui validità era contestata, non poteva prevalere sul suo ordine. Il giudice ha poi [imposto](https://www.startribune.com/judge-orders-us-government-to-return-wrongly-deported-man-to-minnesota/601591609?ref=focusamerica.it) al governo di riportarlo negli Stati Uniti entro il 1° giugno.

### **Il ritorno non chiude il caso**

Il rientro di Ojeda è stato relativamente lineare. Ad aprile un giudice federale del Texas ha ordinato all'Amministrazione di "facilitarne" il ritorno e il 1° giugno Ojeda era di nuovo negli Stati Uniti. Quattro giorni dopo lo stesso giudice ha ordinato all'*ICE* di concedergli un'udienza sulla cauzione davanti a un tribunale dell'immigrazione e il 12 giugno Ojeda è stato rilasciato, dopo 9 mesi lontano dalla famiglia, di cui era l'unico sostegno economico. 

Pur avendo ammesso l'errore in tribunale, il *DHS* ha detto a *Politico* che Ojeda era stato semplicemente "rimandato a casa, a Caracas" e ha attribuito l'ordine di riportarlo negli Stati Uniti a "un giudice dell'era Obama". "Riceverà un giusto processo completo", ha aggiunto il portavoce. "Nonostante un numero storico di ingiunzioni, il *DHS* lavora rapidamente e senza sosta per togliere dalle nostre strade gli stranieri come questo e riportarli alla loro destinazione finale: casa".

Altre persone sono state riportate negli Stati Uniti per ordine dei giudici e restituite alle loro famiglie, ma la maggior parte, come Ojeda, deve ancora affrontare un procedimento di espulsione e ha davanti una lunga strada per ottenere il diritto di restare. La giudice federale Paula Xinis, che ha seguito il caso Abrego Garcia, quest'estate ha trovato l'Amministrazione più collaborativa dopo l'espulsione di un ragazzo arrivato negli Stati Uniti da minorenne e protetto perché vittima di un padre violento. Xinis ne ha ordinato il ritorno il 17 giugno e il 5 luglio il Dipartimento di Giustizia ha comunicato al tribunale che il diciannovenne era "felice di essere tornato a casa".

Almeno due persone hanno invece rifiutato l'offerta dell'*ICE* di rientrare negli Stati Uniti, temendo di essere arrestate all'arrivo e di trascorrere mesi nei centri per l'immigrazione, con il rischio di una nuova espulsione. Fra loro c'è Lopez Belloza, che a febbraio non è salita sul volo per gli Stati Uniti messo a disposizione dal governo: a marzo il giudice Richard Stearns ha [archiviato](https://www.boston.com/news/local-news/2026/03/08/judge-dismisses-lawsuit-of-babson-college-student-mistakenly-deported-to-honduras/?ref=focusamerica.it) il suo ricorso, stabilendo che con quell'offerta l'Amministrazione aveva rispettato il proprio ordine.

Ad altri migranti espulsi è andata molto peggio: sono attualmente detenuti nei Paesi di destinazione e restano quasi irraggiungibili per i loro avvocati e per i tribunali americani. Sandoval-Moshenberg ha due clienti ancora in carcere in El Salvador e ha detto di avere poche speranze di aiutarli, a meno che un avvocato locale non riesca prima a ottenerne la liberazione.