> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://focusamerica.it/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# Dove sono i soldati americani in Medio Oriente e cosa rischiano
- URL: https://focusamerica.it/dove-sono-i-soldati-americani-in-medio-oriente-e-cosa-rischiano/
- Published: 2025-06-22T08:30:51.000Z
- Updated: 2025-06-22T08:30:51.000Z
- Description: Il Pentagono mantiene basi permanenti e avamposti in almeno otto Paesi. Un’eventuale partecipazione americana ai raid contro l’Iran renderebbe i militari vulnerabili a ritorsioni dirette
- Author: Redazione
- Tags: Politica estera, La guerra tra Stati Uniti e Iran, Medio Oriente, Iran

Oltre 40.000 tra soldati e civili americani al servizio del Pentagono sono attualmente dispiegati in Medio Oriente. Le loro postazioni si estendono tra grandi basi permanenti e installazioni operative in almeno una decina di Paesi. L’infrastruttura è stata consolidata nel tempo per rispondere a esigenze belliche e strategiche, ma oggi si trova potenzialmente esposta a una ritorsione diretta da parte dell’Iran, dopo che il presidente Trump ha [deciso](https://focusamerica.it/gli-stati-uniti-hanno-bombardato-i-siti-nucleari-in-iran/) di unirsi a Israele negli attacchi contro il programma nucleare iraniano. 

Secondo il [*Congressional Research Service*](https://www.congress.gov/crs-product/R48123?ref=focusamerica.it), le truppe statunitensi sono presenti in larga misura in Kuwait, Qatar, Iraq, Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti. Altri contingenti, in numero inferiore ma comunque significativi, si trovano anche in Giordania, Siria e Oman. Le cifre sono approssimative e soggette a variazioni.

Il Qatar ospita la più grande base americana nella regione. *Al Udeid Air Base*, sede del comando centrale delle forze statunitensi (*U.S. Central Command*), accoglie circa 10.000 soldati. La base è stata usata fin dal 2001 per operazioni in Afghanistan, Iraq e Siria, e nel 2021 ha svolto un ruolo centrale nell’evacuazione di decine di migliaia di persone da Kabul.

In *Kuwait*, circa 13.500 soldati sono dislocati in cinque installazioni militari che fungono da hub logistico per l’intera area. Il legame strategico tra i due Paesi risale alla guerra del Golfo del 1991 e si è mantenuto saldo anche dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003, lanciata proprio da queste basi.

L’*Iraq* ospita circa 2.500 soldati e contractor americani. Operano a Baghdad, nel Kurdistan iracheno e nel deserto occidentale, dove si trova la base *Al Asad*, colpita da droni iraniani nei giorni scorsi. Dopo il ritiro del 2011, i soldati USA sono tornati nel Paese per contrastare lo Stato Islamico. Il territorio rimane però pericoloso, anche a causa delle milizie sciite legate all’Iran. Secondo l’analista Adel Abdel Ghafar, l’Iraq sarebbe uno dei primi bersagli in caso di ritorsione iraniana.

A *Bahrain*, circa 9.000 tra militari e civili lavorano nella sede della *Fifth Fleet* della Marina USA, a Manama. Il compito della flotta è assicurare la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui transita il 20% del petrolio mondiale. L’Iran ha minacciato di disseminare fino a 6.000 mine navali nello stretto, strategia che mirerebbe a immobilizzare la flotta americana e a ostacolare il commercio di petrolio, soprattutto per Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Cina e India.

Negli *Emirati Arabi Uniti*, 3.500 soldati operano presso la base di *Al Dhafra*, vicino ad Abu Dhabi. Qui sono schierati anche caccia F-22, usati per proteggere petroliere emiratine colpite dai ribelli Houthi nel 2022\. La base ospita il *380th Air Expeditionary Wing*, che ha svolto missioni in Afghanistan e contro l’ISIS e ha funzioni di intelligence, sorveglianza e rifornimento aereo.

Contingenti statunitensi più ridotti sono presenti anche in *Giordania*, *Siria* e *Oman*, sebbene l’amministrazione Trump abbia avviato un ridimensionamento della presenza americana in alcune di queste aree.

![](https://focusamerica.it/content/images/2025/06/image-38.png)

[Congressional Research Service](https://www.congress.gov/crs-product/R48123?ref=focusamerica.it)

Secondo l’ex funzionaria del Pentagono Dana Stroul, le forze USA hanno negli anni rafforzato le difese regionali, in particolare dopo gli attacchi di Hamas a Israele nell’ottobre 2023, che hanno innescato una più ampia escalation tra Israele e gli alleati dell’Iran. Tuttavia, Stroul avverte che “il punto di svolta sarà determinato dalle decisioni che gli Stati Uniti prenderanno nei prossimi giorni riguardo a un’eventuale partecipazione alle operazioni offensive israeliane.”

Il rischio per le truppe americane è concreto e immediato. Come sottolineato da Abdel Ghafar, un missile balistico lanciato dall’Iran potrebbe raggiungere le basi nel Golfo in tre o quattro minuti, un tempo troppo breve per consentire un’intercettazione efficace da parte delle difese aeree. Inoltre, le milizie alleate di Teheran rappresentano una minaccia di terra per le installazioni militari e diplomatiche statunitensi.