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# Dopo le midterm Trump fa meno paura e il suo modo di governare va in crisi
- URL: https://focusamerica.it/dopo-le-midterm-trump-fa-meno-paura-e-il-suo-modo-di-governare-va-in-crisi/
- Published: 2026-11-05T20:00:00.000Z
- Updated: 2026-11-05T20:00:00.000Z
- Description: Secondo un'analisi di Politico, dopo la sconfitta alle midterm le minacce del presidente spaventano meno aziende, università e leader stranieri, che ora guardano al Congresso e al 2029
- Author: Redazione
- Tags: Politica interna, Donald Trump, USA 2026, Midterm, Canada, #ig-pubblicato

Il presidente Trump ha governato più di qualunque altro presidente americano usando la paura come strumento politico, ma dopo le midterm quella paura si è ridotta molto. È la tesi di un'analisi di Alexander Burns pubblicata su [*Politico*](https://www.politico.com/news/magazine/2026/11/04/trump-power-fear-midterm-elections-01148250?ref=focusamerica.it). Secondo Burns, la coalizione politica del presidente è a pezzi e i democratici sono [avanzati](https://focusamerica.it/non-solo-talarico-in-texas-i-dem-hanno-vinto-tutte-le-corse-statali/) anche in Stati come Texas, Kansas e South Carolina. Il presidente non sembra più destinato a dominare a lungo la politica americana e, rispetto a questo cambiamento, perdere il controllo di Camera e Senato è quasi un dettaglio.

Trump conserva comunque poteri molto ampi sulla politica estera, sulla sicurezza nazionale e sulle forze dell'ordine federali. Scontrarsi con il presidente degli Stati Uniti resta rischioso anche quando è molto impopolare. I suoi ordini esecutivi possono ancora mettere in difficoltà aziende e agenzie federali, anche se poi i tribunali li annullano. Il nuovo Congresso, ricorda Burns, non può fare molto per impedirgli di fare una guerra, in Iran, in Groenlandia o altrove.

A cambiare è il calcolo dei rischi di chi deve trattare con lui, a Washington e nel resto del mondo. Le promesse e le minacce del presidente hanno una scadenza sempre più vicina e adesso è chiaro quanto possa costare piegarsi alle sue regole. L'amministratore delegato di una grande azienda o il rettore di un'università sotto pressione da parte della Casa Bianca deve chiedersi di nuovo che cosa sia più pericoloso: mettersi contro il presidente oppure attirare l'attenzione del Congresso controllato dai democratici e, forse, del dipartimento di Giustizia, il ministero che guida le indagini federali, del prossimo presidente nel 2029.

Lo stesso vale per i leader stranieri. Un capo di governo a cui Trump chiede concessioni in un accordo commerciale deve valutare se gli convenga di più restare in buoni rapporti con il presidente oppure con gli americani, che alle urne hanno respinto le sue politiche protezioniste. Già prima del voto il primo ministro canadese Mark Carney aveva [detto](https://www.politico.com/news/2026/10/30/mark-carney-interview-trump-trade-deal-01144329?ref=focusamerica.it) a Politico di preferire aspettare un nuovo presidente piuttosto che firmare con Trump un accordo commerciale sfavorevole. Venerdì scorso Carney ha liquidato le minacce del presidente di punire il Canada e l'Unione Europea per aver stretto una collaborazione più forte, dicendo che quella strada "porta alla follia". Dopo le midterm, secondo Burns, il ragionamento di Carney può solo sembrare più convincente agli altri leader.

Burns mette a confronto anche due comportamenti diversi nel mondo degli affari. Da una parte ci sono i numerosi amministratori delegati che sorridevano all'insediamento di Trump e hanno contribuito a finanziare la sua sala da ballo. Dall'altra c'è Jamie Dimon, il capo della banca JPMorgan, che già un anno fa aveva detto alla [CNN](https://www.cnn.com/2025/11/05/business/video/jp-morgan-chase-ceo-jamie-dimon-full-intv-ebof-digvid?ref=focusamerica.it) di tenersi lontano dalle donazioni che potevano sembrare un modo per "comprare favori". La sua azienda, aveva spiegato Dimon, doveva considerare "come la tratterà il prossimo dipartimento di Giustizia".

Trump aveva già subito sconfitte. Nel 2018 aveva perso il controllo della Camera e due anni dopo aveva perso la presidenza e il Senato. In nessuna elezione precedente però era stata messa in dubbio la sua presa sulla base MAGA, il movimento che lo sostiene, e sull'America rurale. Nessun voto lo aveva [costretto](https://focusamerica.it/midterm-una-sconfitta-puo-incrinare-il-dominio-di-trump-sui-repubblicani/) a cambiare il suo modo di fare politica. Ora, a 80 anni e a metà del suo ultimo mandato, spetta a lui decidere se provare un'altra strada. Secondo Burns è il presidente, questa volta, a trovarsi davanti a una scelta che fa paura: fare i conti con la realtà politica uscita dal voto oppure perdere quel che resta della sua presidenza.