> ## Content Index
> Fetch the complete content index at: https://focusamerica.it/llms.txt
> Use this file to discover other available public pages before exploring further.

# Dimissioni, liti e poche prove: l'inchiesta voluta da Trump contro i suoi nemici è nel caos
- URL: https://focusamerica.it/dimissioni-liti-e-poche-prove-linchiesta-voluta-da-trump-contro-i-suoi-nemici-e-nel-caos/
- Published: 2026-10-11T15:45:15.000Z
- Updated: 2026-10-11T15:45:16.000Z
- Description: Il New York Times ricostruisce l'indagine voluta da Trump contro i suoi nemici: il capo dell'inchiesta si è dimesso, le prove mancano e la procura di Miami si è svuotata.
- Author: Redazione
- Tags: Giustizia, Donald Trump, FBI, CIA, Florida, #ig-pubblicato

L'indagine con cui il presidente Donald Trump vuole dimostrare che tutte le inchieste aperte contro di lui negli ultimi dieci anni erano parte di un unico complotto è in crisi. A settembre si sono dimessi l'uomo scelto dalla Casa Bianca per guidarla, Joseph diGenova, e il suo vice Kurt Olsen. Nel frattempo i procuratori faticano a trovare prove sufficienti per dimostrare in tribunale qualcosa di simile a una cospirazione. Lo ha ricostruito il [*New York Times*](https://www.nytimes.com/2026/10/09/us/politics/trump-grand-conspiracy.html?ref=focusamerica.it) in un'inchiesta basata su più di 20 interviste a funzionari in carica ed ex funzionari.

Nel mondo trumpiano l'indagine è chiamata *grand conspiracy*, la grande cospirazione. Secondo questa teoria un unico piano per far cadere Trump legherebbe l'indagine sui rapporti tra la Russia e la sua campagna elettorale del 2016 ai due processi avviati dal procuratore speciale Jack Smith, che a inizio mese si è [difeso](https://focusamerica.it/jack-smith-si-difende-al-senato-trump-ha-commesso-gravi-crimini/) davanti al Senato: uno sulla gestione dei documenti riservati, l'altro sui tentativi di ribaltare il risultato delle elezioni del 2020\. È l'iniziativa più ampia del Dipartimento di Giustizia, il ministero della Giustizia americano, contro le persone che il presidente considera suoi nemici.

DiGenova, 81 anni, era stato richiamato dalla pensione ad aprile su decisione di Trump proprio per rilanciare l'indagine. A inizio settembre l'attorney general Todd Blanche, cioè il ministro della Giustizia, ha mandato in Florida due procuratori da Washington per accelerare il lavoro. Dopo una riunione tesa, i collaboratori di diGenova gli hanno riferito che d'ora in poi a decidere sarebbe stata Washington. DiGenova ha risposto che avrebbe fatto portare via i due procuratori dagli agenti federali se si fossero presentati davanti al gran giurì, il collegio di cittadini che nel sistema americano decide se le prove bastano per un'incriminazione. Blanche lo ha chiamato al telefono, furioso, e gli ha ordinato di presentarsi nel suo ufficio l'11 settembre. Convinto di essere licenziato, diGenova si è dimesso prima. Secondo una persona vicina a Blanche, il ministro voleva solo elencargli di persona le sue lamentele.

Poco dopo si è dimesso anche Olsen. Secondo due persone a conoscenza della vicenda, non aveva superato un test con la macchina della verità sui suoi contatti con stranieri, un risultato che metteva a rischio il suo nulla osta di sicurezza, cioè l'autorizzazione ad accedere a informazioni riservate. Olsen ha detto di aver rispettato tutte le regole sui contatti con l'estero e di non essersi dimesso per quel motivo.

Oggi l'indagine è nelle mani di una decina di procuratori, che stanno accelerando su casi più circoscritti contro alcuni dei principali obiettivi, da portare in tribunale in tempi brevi. La guida è tornata a Washington, sotto il controllo diretto di Aakash Singh, uno dei vice di Blanche. Un funzionario del Dipartimento ha detto che i vertici hanno "piena fiducia" nei procuratori che lavorano al caso.

Anche se non arriveranno incriminazioni, il presidente ha già spaventato i possibili obiettivi e ha imposto loro costi economici pesanti, facendo provare loro, nella sua visione, quello che aveva vissuto lui da indagato. I più colpiti sono James Comey, l'ex direttore dell'FBI, la polizia federale americana, licenziato da Trump nelle prime fasi dell'indagine sulla Russia, e John Brennan, l'ex direttore della CIA, l'agenzia di intelligence per l'estero, che contribuì ad avviare quell'indagine.

L'inchiesta ha sconvolto la procura federale del distretto meridionale della Florida, una delle più importanti del paese, guidata da Jason Reding Quiñones, nominato da Trump. Un tempo l'ufficio contava più di 200 avvocati, oggi poco più della metà dopo una serie di licenziamenti e dimissioni. Molti procuratori si sono rifiutati di lavorare all'indagine, tanto che Reding Quiñones, riservista dell'esercito, ha dovuto chiamare avvocati militari per coprire i posti. Il capo della divisione penale è stato messo da parte e l'unità contro le frodi sanitarie è stata decimata. Molti procuratori temono che un ufficio noto per i grandi casi di droga e di criminalità finanziaria sia diventato uno strumento politico. Per arredare le due sedi dell'inchiesta, una al quinto piano della procura di Miami e l'altra a Fort Pierce, più a nord lungo la costa, sono stati presi perfino i mobili di altri uffici.

A Washington anche i collaboratori di Blanche considerano Reding Quiñones un dirigente inesperto, incapace di gestire il lavoro quotidiano della procura e tanto meno un caso di questa portata. Ritenevano inoltre che passasse troppo tempo nella capitale e troppo poco in Florida: per questo Singh lo ha tolto dal comitato consultivo del ministro, che si riunisce nella sede del Dipartimento.

L'indagine è nata nel luglio 2025, quando John Ratcliffe, direttore della CIA, segnalò Brennan all'FBI accusandolo di aver mentito al Congresso su una valutazione dell'intelligence del 2017\. Quel documento concludeva che la Russia aveva interferito nelle elezioni del 2016\. Il caso finì a Filadelfia, dal procuratore federale David Metcalf, nominato da Trump, ma si arenò: i procuratori di carriera minacciarono di ribellarsi se l'ufficio fosse andato avanti. In autunno Blanche, allora numero due del Dipartimento, lo spostò a Reding Quiñones, vicino agli influencer di destra che chiedevano di perseguire in modo ampio gli avversari del presidente.

Il più insistente era Mike Davis, un avvocato ed ex collaboratore del Senato molto attivo sui social, che vede nell'inchiesta il modo migliore per dimostrare che l'establishment ha ostacolato Trump fin dal primo giorno. Davis ha proposto di allargarla all'ex presidente Barack Obama e a Hillary Clinton. La scelta della Florida, lo Stato del presidente, aveva anche una ragione tattica: a Fort Pierce i procuratori possono rivolgersi a un gran giurì nel tribunale in cui l'unico giudice è Aileen Cannon, nominata da Trump, che aveva emesso diverse decisioni favorevoli al presidente nel processo sui documenti riservati. Trump, impaziente di vedere risultati, ha tifato dall'esterno, arrivando a pubblicare un video falso in cui Obama veniva arrestato nello Studio Ovale.

All'inizio del 2026 il caso era arrivato a Maria Medetis Long, una stimata procuratrice di Miami esperta di sicurezza nazionale. Medetis Long ha concluso che le prove non bastavano per incriminare Brennan e ad aprile lo ha messo per iscritto. Subito dopo è stata rimossa. Da allora l'indagine si è allargata: i procuratori hanno chiesto documenti a James Clapper, ex direttore dell'intelligence nazionale, ad Andrew McCabe, ex vicedirettore dell'FBI, a Peter Strzok, ex agente del controspionaggio, e a Lisa Page, ex avvocata dell'FBI. Hanno convocato come testimoni Daniel Richman, amico di lunga data di Comey, e diversi agenti dell'FBI che nell'agosto 2022 avevano partecipato alla perquisizione di Mar-a-Lago, la residenza di Trump a Palm Beach. Vogliono sentire anche Brennan, ma la sua testimonianza è stata spostata dal 15 ottobre ad almeno l'inizio di dicembre.

DiGenova era stato procuratore federale a Washington quarant'anni fa, quando aveva indagato sulla spia israeliana Jonathan Pollard e sul sindaco della città Marion Barry. Negli ultimi anni è diventato un difensore aggressivo di Trump e ha sostenuto le tesi infondate sulle elezioni del 2020 promosse dal suo amico Rudolph Giuliani. Già all'inizio del 2025 Pam Bondi, allora ministra della Giustizia, aveva bloccato la sua assunzione a Miami. Un anno dopo i funzionari del Dipartimento lo giudicavano troppo anziano per un incarico così impegnativo, ma Trump, che allora aveva 79 anni, ha ordinato alla capa di gabinetto Susie Wiles e a Blanche di assumerlo.

Il primo giorno diGenova si è presentato con un documento di 190 pagine che elencava più di 50 atti della presunta cospirazione. Il primo era una riunione alla Casa Bianca del dicembre 2016, in cui Obama e i suoi collaboratori autorizzarono la valutazione dell'intelligence che avrebbe poi accertato l'interferenza russa nelle elezioni vinte da Trump. I partecipanti negano che sia accaduto qualcosa di illegale. DiGenova ha chiesto a Medetis Long di tornare a lavorare all'indagine, ricevendo un rifiuto, e ha cercato testimoni disposti a collaborare tra gli stessi indagati.

Trovare personale è stato difficile. Pochi agenti e avvocati di carriera hanno accettato e oggi la maggior parte dei procuratori del gruppo sono avvocati militari o arrivano da altri uffici. DiGenova ha assunto anche la moglie, Victoria Toensing. Nella squadra sono entrati un agente dell'FBI che aveva indagato sulla teoria del complotto secondo cui le elezioni del 2020 erano state manipolate da satelliti italiani, un procuratore quasi sconosciuto di Fargo, in North Dakota, un professore di diritto di Stanford noto per i pareri che giustificavano la tortura durante la guerra al terrorismo, un giovane funzionario che era stato assistente della giudice Cannon e lo stesso Olsen, che contesta da anni il risultato delle elezioni del 2020 e non aveva mai lavorato a un caso penale.

Gli ostacoli sono arrivati subito. Gli eventuali reati legati all'indagine sulla Russia, chiusa nel 2019, erano già prescritti, perché il termine è di cinque anni, e non avevano alcun legame evidente con la Florida meridionale. Jack Eckenrode, veterano dell'FBI noto per aver indagato su Brennan e Comey, ha poi messo in dubbio uno dei presupposti dell'inchiesta, cioè che la perquisizione di Mar-a-Lago fosse un'intrusione politica. La giudice Cannon l'aveva già dichiarata legittima: per questo secondo Eckenrode era difficile usarla come prova di una cospirazione tra Washington e la Florida. DiGenova non era d'accordo e ha chiamato Kash Patel, direttore dell'FBI, che ha tolto Eckenrode dal caso. A fine estate Reding Quiñones ha accettato di stanziare un milione di dollari per costruire a Fort Pierce una struttura protetta dove esaminare documenti riservati, ma lo staff di Blanche ha bocciato l'idea perché nelle vicinanze ce n'era già una gestita dall'FBI.

Dietro lo scontro tra persone c'era una divisione sul metodo. DiGenova voleva colpire i grandi nomi e ha detto a un conoscente di credere che a Blanche interessassero più incriminazioni rapide di figure minori, utili a tenere contento Trump, e che il ministro non volesse dire al presidente che un'indagine seria richiedeva tempo. In un podcast con Sean Hannity di Fox News, Blanche ha ammesso le difficoltà: "Non sto dicendo che non abbiamo quelle prove. Sto dicendo che, quando si parla delle difficoltà, la difficoltà è quella". Il suo staff, a sua volta, considerava diGenova troppo dispersivo, troppo combattivo e troppo lento. Non ha aiutato il fatto che proprio in quel periodo diGenova e la moglie fossero partiti per una vacanza in Francia programmata da tempo.