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# Che cosa ci siamo detti nella diretta di domenica 1 novembre
- URL: https://focusamerica.it/che-cosa-ci-siamo-detti-nella-diretta-di-domenica-1-novembre/
- Published: 2026-11-02T10:00:00.000Z
- Updated: 2026-11-02T10:00:00.000Z
- Description: La sintesi della diretta di ieri sera: le previsioni della redazione, il voto anticipato in Texas, il caso Stevens in Michigan e le possibili sorprese al Senato.
- Author: Redazione
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Diretta, Senato, #ig-pubblicato

Otto membri della redazione di Focus America su dieci prevedono che i democratici conquisteranno il Senato e tutti e dieci danno loro la Camera, con una forbice da 220 a 240 seggi. Le previsioni sono state presentate nella diretta di ieri sera alle 21, l’ultima prima delle elezioni di metà mandato di martedì 3 novembre, che ha toccato anche il voto anticipato, il caso del Texas, l’appoggio della democratica Haley Stevens al repubblicano Mike Rogers in Michigan e le sfide del Senato una per una, comprese quelle che potrebbero riservare sorprese.

Era l’ultima delle dirette domenicali cominciate a fine agosto. Martedì 3 novembre la redazione seguirà la notte elettorale in diretta dalle 23 fino alle 8 del mattino, o finché servirà, su focusamerica.it, YouTube, Facebook e X. Dopo il voto ci sarà un’altra diretta sui risultati, la cui data dipenderà da quando saranno disponibili, poi le dirette si fermeranno per un po’.

### Le previsioni della redazione

Ogni membro della redazione ha indicato i seggi di Senato e Camera e il vincitore delle quattordici sfide più combattute senza sapere che cosa avessero scritto gli altri. Al Senato Alessandro Benedetto Carelli e Raffaele Digirolamo prevedono un 50 a 50, che con il voto decisivo del vicepresidente JD Vance lascerebbe la maggioranza ai repubblicani. Domenico D’Elia e Simona Fonda danno 51 seggi ai democratici, Daniele Angrisani, che conduce la diretta, 52, Lorenzo Ruffino, Salvatore Stanizzi, Giovanni e un membro rimasto anonimo 53, Davide Cocuzzi 54\. Alla Camera si va dai 220 seggi democratici di D’Elia ai 240 di Ruffino, con una mediana di 232.

La mappa della redazione finisce 52 a 47, con il Kansas diviso 5 a 5\. New Hampshire, Michigan e Ohio vanno ai democratici all’unanimità, anche se per il Michigan i voti sono arrivati prima delle notizie di domenica, la Florida alla repubblicana Ashley Moody. Il Texas va a James Talarico e la Georgia a Jon Ossoff 9 a 1, la North Carolina a Roy Cooper e l’Alaska a Mary Peltola 8 a 2, il Maine a Troy Jackson 6 a 4\. L’Iowa va invece alla repubblicana Ashley Hinson 7 a 3 e il Nebraska al repubblicano Pete Ricketts 9 a 1.

Carelli ha spiegato che più della metà delle sfide competitive è entro due o tre punti e che il vantaggio democratico di 7-9 punti nei sondaggi nazionali potrebbe essere concentrato in alcuni Stati, come accadde ai repubblicani nel 2022\. Per questo prevede che i repubblicani tengano Maine, Iowa, Kansas, Nebraska e Alaska, mentre in Texas pensa che non basterà a Ken Paxton. D’Elia è l’unico ad aver dato la Georgia al repubblicano Mike Collins, perché ritiene che Ossoff possa avere difficoltà con gli elettori afroamericani. Digirolamo è l’unico ad aver dato il Texas a Paxton. Ruffino è il più ottimista sulla Camera perché solo “un’apocalisse dei sondaggi” potrebbe cambiare il risultato. Cocuzzi ha più dubbi sugli Stati che ha dato ai repubblicani, soprattutto Nebraska e South Carolina, e considera questo un anno irripetibile: fino a otto anni fa i democratici avevano senatori in North Dakota, Missouri e Indiana.

### Il voto anticipato a due giorni dalle elezioni

Domenica avevano già votato 54,9 milioni di americani, tra voti di persona e schede per posta arrivate, quasi il doppio dei 29,5 milioni di una settimana prima. È il 38% in più rispetto allo stesso momento del 2022 e il totale ha già superato tutto il voto anticipato di quell’anno, che si era fermato a 45,8 milioni. Crescono di più la South Carolina (+77%), il Kansas (+49%), Minnesota e Nebraska (+41%) e il Texas (+40%), mentre i più lenti sono Pennsylvania (-5%), Arizona (+2%) e Wisconsin (+7%), che non hanno una sfida per il Senato. I dati sono raccolti nella nostra [pagina](https://focusamerica.it/voto-anticipato-2026/) sul voto anticipato.

Dove gli elettori si registrano per partito i segnali sono quasi tutti favorevoli ai democratici. In Florida i repubblicani sono avanti tra chi ha votato 40,5% contro 38,1%, ma nel 2022 il loro vantaggio superava i 7 punti. In North Carolina i repubblicani sono al 26,2% contro il 31,3% del 2022, in Nevada i democratici sono avanti di 5 punti dopo la parità del 2022 e in Kansas il vantaggio repubblicano è sceso di quasi 10 punti, a 2,4\. Vanno nella direzione opposta Pennsylvania e Arizona. Angrisani ha ricordato che il voto anticipato dice chi vota e non per chi. Ha aggiunto che i repubblicani tendono a votare di più il giorno delle elezioni.

### Il caso del Texas

In Texas il voto anticipato di persona si è chiuso il 30 ottobre e la redazione ne ha pubblicato domenica un’[analisi](https://focusamerica.it/texas-2026-chi-ha-gia-votato-la-mappa-completa-del-voto-anticipato/) contea per contea. Hanno già votato oltre 7,7 milioni di texani, l’86% di quanti avevano votato allo stesso punto del 2024 e il 41% in più del 2022, con le contee delle grandi città al 90% del 2024 e quelle rurali al 74%. Tra chi ha votato, quelli che hanno partecipato solo alle primarie repubblicane superano di un punto e mezzo quelli delle sole primarie democratiche, contro i 7 punti del 2024 e i 9 del 2022\. Non vuol dire che i candidati siano alla pari: nel 2022 Greg Abbott vinse con quasi 11 punti di vantaggio e nel 2024 Trump con quasi 14\. Quasi due votanti su cinque non hanno partecipato alle primarie di nessun partito.

Per Cocuzzi un’affluenza così sbilanciata è la precondizione per una sfida aperta in uno Stato che tende ai repubblicani. A favore dei democratici giocano la mobilitazione degli elettori che votano poco, l’affluenza da presidenziali a San Antonio, Austin, Dallas e Houston, la crescita degli [ispanici](https://focusamerica.it/in-texas-gli-elettori-ispanici-si-allontanano-da-trump-e-riaprono-la-partita-delle-midterm/) e la debolezza di Paxton. A favore dei repubblicani un elettorato più anziano, il messaggio sul non far diventare il Texas “la nuova California” e il voto di martedì, quando le contee rurali dovrebbero recuperare. Cocuzzi però dubita che il giorno delle elezioni ribalti la situazione: quest’anno anche quel voto potrebbe essere meno repubblicano del solito.

Carelli pensa che Abbott, avanti di meno di due punti nel nostro modello, verrà rieletto: è un governatore uscente forte e corre contro Gina Hinojosa, una progressista molto a sinistra sui diritti delle persone transgender, ma pesano l’impopolarità del partito, del presidente e di Paxton. Secondo il New York Times, ha aggiunto, la campagna di [Talarico](https://focusamerica.it/lultima-settimana-di-talarico-in-texas-dove-i-dem-non-vincono-dal-1994/) è preoccupata dagli uomini ispanici di San Antonio ed El Paso che votano democratico ma non lo apprezzano. Per Ruffino il nuovo disegno dei distretti, con cui i repubblicani speravano di guadagnare seggi alla Camera, è fallito: i distretti vicini al Rio Grande sono ora probabili per i democratici e in tutto lo Stato ne resta uno solo in bilico. Il [modello](https://focusamerica.it/midterm-2026/) dava domenica ai democratici 77 possibilità su 100 di conquistare il Senato e 98 su 100 per la Camera.

### Dal Maine al Michigan

In Maine il modello dà Jackson al 49,7% contro il 48,3% di Collins, con 63 possibilità su 100\. Per Carelli, che ha vissuto a lungo nello Stato, Collins è aiutata dalle divisioni dei democratici: la governatrice uscente Janet Mills non ha mai dato il suo sostegno personale a Jackson e Angus King, il senatore indipendente che vota con i democratici, non si schiera contro una collega. Collins inoltre porta molti fondi federali nello Stato come presidente della commissione per gli Stanziamenti e fa campagna città per città. Jackson, boscaiolo di quinta generazione, è però il candidato ideale per il Maine e Collins corre da anni contro la polarizzazione: Carelli vede un testa a testa con Collins leggermente avanti.

In New Hampshire il democratico Chris Pappas, che sarebbe il primo uomo apertamente gay eletto al Senato, è al 52,9% contro il 45,1% del repubblicano John E. Sununu, con 95 possibilità su 100, mentre la governatrice repubblicana Kelly Ayotte è avanti di quasi 9 punti. In Ohio Sherrod Brown è al 50,9% contro il 47,1% del senatore Jon Husted, con 80 possibilità su 100\. Per il governatore la democratica Amy Acton è avanti di circa 4 punti su Vivek Ramaswamy. Carelli ha ricordato che Ramaswamy paga posizioni impopolari sui visti per i lavoratori stranieri e lo [spot](https://focusamerica.it/in-ohio-i-repubblicani-in-uno-spot-usano-la-madre-abusiva-della-candidata-dem/) con la madre di Acton, moglie dell’uomo incriminato per averla stuprata da bambina, che gli si è ritorto contro.

In Michigan il modello dà il democratico Abdul El-Sayed al 51,2% contro il 46,8% di Rogers, con 85 possibilità su 100\. Domenica mattina però Stevens, che ad agosto aveva perso le primarie contro di lui, si è presentata con Rogers in una chiesa afroamericana di Detroit e poco dopo ha [annunciato](https://focusamerica.it/a-sorpresa-la-dem-haley-stevens-appoggia-il-repubblicano-rogers-contro-el-sayed-in-michigan/) il suo sostegno al repubblicano, dopo giorni di scontri su Israele e su uno spot di un comitato esterno alla campagna di El-Sayed. Angrisani ha detto di fare fatica a condividere la scelta di appoggiare l’altro partito a due giorni dal voto.

Per Carelli l’annuncio sposta poco, perché gli argomenti contro El-Sayed erano già noti, ma alle primarie Stevens aveva preso il 47,5% e anche solo il 4% dei suoi elettori vale più del margine con cui Elissa Slotkin batté Rogers nel 2024\. El-Sayed ha inoltre poca presa sugli afroamericani: diversi leader democratici neri della contea di Detroit sostengono Rogers. Angrisani ha ricordato che domenica El-Sayed era con Jim Clyburn, uno dei democratici afroamericani più influenti del Congresso, e che anche Barack Obama si è speso per lui. Cocuzzi pensa che l’annuncio abbia spostato “esattamente un voto, quello di Stevens“. Ruffino lo ha definito inspiegabile, ma ha aggiunto che anche El-Sayed avrebbe potuto chiudere la questione molto prima con due parole su quello spot.

### Alaska, Iowa, Kansas e Nebraska

In Alaska Peltola è al 50,2% contro il 47,8% del senatore Dan Sullivan, con 70 possibilità su 100, nonostante l’inchiesta del New York Times secondo cui alcuni suoi collaboratori avrebbero aiutato a reclutare un omonimo del senatore, Daniel J. Sullivan, che è sulla scheda. Il Dipartimento della Giustizia ha fatto [causa](https://focusamerica.it/trump-si-prepara-a-contestare-il-voto-dopo-le-midterm/) allo Stato e il governatore repubblicano Mike Dunleavy ha detto che potrebbe non [certificare](https://focusamerica.it/alaska-se-vince-peltola-il-governatore-potrebbe-non-certificare-il-risultato/) una vittoria di Peltola. Per Ruffino la vicenda sposterà pochi voti. Conta piuttosto se Peltola supererà il 50% al primo conteggio: in Alaska si vota con il *ranked choice voting*, gli elettori mettono i candidati in ordine di preferenza e, se nessuno supera la metà dei voti, l’ultimo viene escluso e le sue schede passano alla seconda scelta, che in questo caso andrebbe soprattutto a Sullivan.

In Iowa il modello va contro la redazione e dà il democratico Josh Turek al 49,3% contro il 48,7% di Hinson, con 55 possibilità su 100, mentre per il governatore il democratico Rob Sand è nettamente avanti. Per Ruffino la campagna di Turek, concentrata sui tagli a Medicaid e sui dazi, ha messo in difficoltà Hinson, ma l’Iowa si è spostato molto a destra, nel 2022 Chuck Grassley vinse di 12 punti e i sondaggi potrebbero sottovalutare l’affluenza repubblicana nelle zone rurali. Carelli ritiene che Turek si stia comportando bene, spostandosi a destra su alcuni temi, ma che contro una repubblicana senza scandali sarà difficile.

In Kansas il modello è diviso come la redazione: il democratico Adam Hamilton è al 49,2% contro il 48,8% del senatore Roger Marshall, con 53 possibilità su 100\. Ruffino ha scelto Hamilton perché Marshall è “un pessimo candidato“, che ha chiuso la campagna con uno spot di un minuto per difendersi dall’accusa di aver fatto arrestare pazienti che non pagavano le fatture quando era medico. Hamilton invece è un [pastore](https://focusamerica.it/in-kansas-un-pastore-metodista-potrebbe-decidere-chi-controllera-il-senato/) metodista che si presenta come un centrista, un profilo adatto a uno Stato religioso che ha già una governatrice democratica, Laura Kelly. Ruffino ha invitato alla prudenza su un sondaggio di Washington Post e George Mason University che dava Hamilton avanti, perché i sondaggisti hanno faticato a trovare repubblicani disposti a rispondere.

In Nebraska Ricketts è al 50,4% contro il 47,6% dell’indipendente Dan Osborn, che nel conteggio vale come democratico ma non ha detto con chi si schiererebbe. Il modello gli dà circa una possibilità su quattro. Per Ruffino è difficile riuscire alla seconda volta dopo aver perso di poco nel 2024 e quasi tutti i sondaggi lo danno indietro, compreso l’ultimo di New York Times e Siena College.

### Florida, Georgia e North Carolina

In Florida il modello dà Moody al 51,7% contro il 46,3% della democratica Angie Nixon, con 11 possibilità su 100 per Nixon, mentre per il governatore il repubblicano Byron Donalds è avanti di quasi 3 punti su David Jolly. Cocuzzi pensa che i repubblicani siano favoriti ma che la [partita](https://focusamerica.it/la-florida-torna-contendibile-i-dem-tentano-la-sorpresa-alle-midterm-e-i-repubblicani-chiamano-trump/) non sia chiusa. Nel 2024 i registrati repubblicani avevano circa 10 punti di vantaggio nel voto anticipato e Trump vinse di oltre 13\. Quest’anno il vantaggio è di 2 punti, circa 150 mila voti, nonostante i repubblicani abbiano un milione e mezzo di iscritti in più, perché ha votato circa il 45% dei registrati democratici contro il 35% dei repubblicani. Con gli indipendenti, circa il 20% dell’elettorato, anche 4 o 5 punti dopo il voto di martedì non sarebbero un margine sicuro.

In Georgia Ossoff è al 54,2% contro il 43,8% di Collins, con 98 possibilità su 100, mentre per il governatore la democratica Keisha Lance Bottoms è avanti di soli 1,4 punti su Rick Jackson. Per Cocuzzi la Georgia è uno Stato “inelastico“: gli afroamericani, circa il 30% degli elettori, votano democratico al 90% e i bianchi fuori da Atlanta repubblicano al 70-80%. Quest’anno il peso degli afroamericani nel voto anticipato è salito di 6 punti rispetto al 2024\. Conterà il margine di Ossoff, possibile candidato alle presidenziali del 2028\. In North Carolina, dove Thom Tillis non si ricandida, Cooper è al 53% contro il 45% di Michael Whatley, con 96 possibilità su 100\. Nel 2024 i registrati repubblicani avevano 41 mila votanti più dei democratici nel voto anticipato, quest’anno i democratici sono avanti di 343 mila. Cocuzzi si stupirebbe se Cooper vincesse con meno di 10 punti.

### Le possibili sorprese e il quadro della Camera

In Minnesota il modello dà la democratica Peggy Flanagan al 52,2% contro il 45,8% della repubblicana Michele Tafoya, con 92 possibilità su 100, ma per il governatore il vantaggio democratico è di 11 punti. Carelli pensa che Flanagan vincerà, ma come vicegovernatrice si porta dietro lo scandalo delle frodi nei programmi sanitari pubblici, mentre Tafoya è una moderata favorevole al diritto di aborto che indica come modelli Collins e Lisa Murkowski. In Mississippi la senatrice repubblicana Cindy Hyde-Smith è al 50,4% contro il 41% del democratico Scott Colom, con 93 possibilità su 100, ma il voto anticipato degli afroamericani cresce e Colom ha diffuso uno spot in cinese che la accusa di vendere terra del Mississippi alla Cina. Per Carelli [tutto](https://focusamerica.it/in-mississippi-i-dem-sperano-di-un-miracolo/) dipende da quanti bianchi andranno a votare.

In Louisiana la repubblicana Julia Letlow è al 52,5% contro il 45,5% del democratico Jamie Davis, con 88 possibilità su 100, ma per Cocuzzi anche qui qualcosa non torna: rispetto al 2024 il peso degli afroamericani nel voto anticipato è salito di 9 punti e quello dei bianchi è sceso di 10\. In South Carolina il modello dà la repubblicana Darline Graham avanti di circa due punti e mezzo, con 28 possibilità su 100 per la democratica Annie Andrews. Cocuzzi era tentato di assegnare lo Stato ai democratici: un sondaggio di New York Times e Siena College dà le due candidate alla pari e Graham, sorella dell’ex senatore Lindsey Graham, morto a luglio, ha fatto molte gaffe e non è stata appoggiata nemmeno da Ralph Norman, che aveva battuto alle primarie.

Alla Camera, ha spiegato Ruffino, i democratici hanno 98 possibilità su 100 e 243 seggi previsti: vincerebbero la maggioranza anche perdendo tutti i distretti in bilico. Il vantaggio nei sondaggi nazionali è sopra gli 8 punti, uno spostamento di oltre 10 punti rispetto al 2024, più dei 6-7 del 2018\. In Florida il nuovo disegno dei distretti doveva togliere quattro seggi ai democratici, ma molti sono tornati in bilico, compreso quello di Miami di María Elvira Salazar, perché ridisegnare i collegi funziona molto meno in un anno di ondata democratica. Da seguire è la Virginia, che chiude presto i seggi e nel 2024 aveva fatto capire subito che Harris avrebbe perso.

### La sessione finale di Q&A

Le domande del pubblico sono arrivate in due giri. Alla domanda se i candidati vogliano ancora Trump ai comizi, Carelli ha risposto che il presidente serve a portare al voto la base ma danneggia i candidati con gli elettori moderati: Collins gli ha chiesto di non andare in Maine, mentre Husted in Ohio deve tenere insieme le due cose. Per Cocuzzi la differenza tra le corse per il Senato e quelle per governatore dipende quasi sempre dalla qualità dei candidati. Secondo Ruffino la sorpresa più probabile della notte è il Kansas, non la Florida, dove Nixon, vicina ai socialisti democratici, è la candidata sbagliata. Sulla Florida Cocuzzi ha detto che ai repubblicani serve un margine di almeno 5 punti tra i registrati per stare tranquilli sul governatore. Sull’appoggio di Stevens a Rogers la redazione è d’accordo che l’effetto sarà limitato.

Molti Stati resteranno troppo incerti per essere assegnati alla chiusura dei seggi. Nessuno ha visto valutazioni che diano 55 seggi ai democratici al Senato: ci si arriva solo assegnando loro anche South Carolina, Nebraska e Kansas. Qualcuno ha chiesto per chi abbia votato il [papa](https://focusamerica.it/leone-xiv-e-il-primo-papa-a-votare-in-unelezione-americana/), che vota in Illinois, ma nessuno lo sa. Ruffino non esclude che in futuro in Pennsylvania si ripeta lo scenario del Michigan con John Fetterman. Sui governatori, in Arizona i democratici sono favoriti contro Andy Biggs e in Nevada Cocuzzi, sulla base del voto anticipato, assegnerebbe la corsa ai democratici nonostante la popolarità del governatore repubblicano Joe Lombardo. In Montana l’indipendente Seth Bodnar difficilmente vincerà, perché la candidata democratica non si è ritirata.

Per capire l’andamento della notte, Angrisani pensa che con un’ondata democratica la Camera dovrebbe essere chiara tra le 2 e le 3 del mattino ora italiana, mentre per il Senato verso le 4:30 o le 5 si capirà se la partita si chiude o va avanti, perché Stati come Maine e Alaska richiederanno ore. Se i democratici cominciano a vincere in Texas o in Kansas, il quadro sarà chiaro molto prima.

Chi non ha seguito la diretta può [rivederla](https://focusamerica.it/chi-vincera-le-midterm-le-nostre-previsioni/) sul nostro sito. Il prossimo appuntamento è martedì 3 novembre alle 23, con la diretta della notte elettorale.