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# Bombardare i data center cinesi: il piano di un think tank di Washington per fermare Pechino
- URL: https://focusamerica.it/bombardare-i-data-center-cinesi-il-piano-di-un-think-tank-di-washington-per-fermare-pechino/
- Published: 2026-09-06T21:45:47.000Z
- Updated: 2026-09-06T21:45:47.000Z
- Description: Un rapporto del Center for a New American Security elenca le opzioni americane contro i data center cinesi per fermare la corsa di Pechino all'IA, con bombardamenti compresi. Due giorni fa un guasto in un solo centro di calcolo ha messo offline Grok, ChatGPT e Claude insieme.
- Author: Redazione
- Tags: Tecnologia, Intelligenza Artificiale, Cina, Data center, Sicurezza e Difesa, #ig-pubblicato

Se la Cina arrivasse per prima all'intelligenza artificiale generale, gli Stati Uniti dovrebbero essere pronti a colpirne i *data center* con missili e bombe. È la conclusione di "*Superpowers and AGI*", un rapporto firmato da Jacob Stokes, ex funzionario per la sicurezza nazionale dell'Amministrazione Obama, di cui ha dato parlato il [*South China Morning Post*](https://www.scmp.com/news/us/article/3366284/us-urged-consider-military-strikes-stop-china-achieving-agi-first?ref=focusamerica.it). Stokes sostiene che Washington dovrebbe cominciare fin da ora a organizzare esercitazioni militari per prepararsi alle conseguenze di un eventuale vantaggio cinese nello sviluppo dell'intelligenza artificiale.

Con [AGI](https://focusamerica.it/openai-lancia-gpt-6-astra-e-proclama-lera-dellagi/), o intelligenza artificiale generale, si indica il punto teorico in cui un sistema di intelligenza artificiale raggiungerà o supererà le capacità umane in un'ampia gamma di compiti cognitivi. Che un sistema del genere sia effettivamente realizzabile resta una questione aperta, ma il rapporto parte dal presupposto che lo sia e che, se gli Stati Uniti non dovessero arrivarci per primi, l'apparato militare americano debba prepararsi anche a misure drastiche.

Stokes, oggi vicedirettore del programma per la sicurezza indo-pacifica del *Center for a New American Security*, uno dei principali centri studi di Washington, esamina l'ipotesi che il proprio Paese diventi lo "Stato in ritardo". In quel caso, scrive, gli Stati Uniti potrebbero "provare a sabotare i sistemi di AGI dello Stato in testa" attraverso infiltrazioni fisiche oppure operazioni cibernetiche offensive. È una strada che considera relativamente praticabile: "Gli attacchi informatici per sabotare l'AGI potrebbero non provocare rappresaglie su larga scala", perché sono "in una certa misura già considerati un comportamento normale degli Stati, sotto la soglia della guerra".

### **Dai cyberattacchi ai bombardamenti**

L'intelligenza artificiale, però, non esiste soltanto online. Per funzionare richiede enormi capacità di calcolo, concentrate in [infrastrutture](https://focusamerica.it/lestrema-destra-e-lestrema-sinistra-americana-unite-contro-i-data-center/) fisiche. Da qui l'ultima opzione presa in considerazione da Stokes, quella che definisce "la più pericolosa e quella che comporta il maggiore rischio di escalation": attacchi cinetici, cioè la distruzione fisica delle strutture con missili e bombe. La formulazione più netta del rapporto è anche la più asciutta: "I *data center* possono essere bombardati con munizioni convenzionali".

Non è il primo a evocare uno scenario del genere, [osserva](https://futurism.com/science-energy/obama-admin-official-stokes-agi-china-data-centers-military-strikes?ref=focusamerica.it) *Futurism*. Nel 2023, su *Time*, il critico dell'intelligenza artificiale Eliezer Yudkowsky aveva scritto che i Paesi avrebbero dovuto essere pronti a "distruggere con un attacco aereo un *data center* fuori controllo".

Stokes non ignora le conseguenze di una scelta simile. "Bombardare supererebbe una soglia importante, mai attraversata finora nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina", scrive, aggiungendo che la rappresaglia di Pechino potrebbe non limitarsi agli obiettivi americani nell'Indo-Pacifico, ma arrivare fino al territorio continentale degli Stati Uniti. "Ragionare sui particolari di quello scenario sarà molto importante, anche perché aiuterà i decisori politici a lavorare a ritroso partendo dalla natura peculiare di questa tecnologia, allo stesso modo in cui in un'epoca passata hanno imparato a conoscere le armi nucleari", scrive Stokes.

*Futurism* obietta che il paragone regge soltanto fino a un certo punto: le armi nucleari sono oggetti fisici osservabili, mentre l'AGI resta un'ipotesi. La testata accosta piuttosto questa logica a quella delle armi di distruzione di massa con cui nel 2003 venne giustificata l'invasione dell'Iraq.

Nel rapporto Stokes avverte inoltre che le aziende cinesi potrebbero ottenere una "svolta tecnologica a sorpresa" e acquisire così la capacità di produrre "strumenti cibernetici offensivi", cioè armi informatiche. Sono però gli Stati Uniti a perseguire, al momento, più apertamente l'obiettivo dell'AGI e a guidare, sulla maggior parte dei parametri utilizzati per valutare i grandi modelli linguistici, la competizione tecnologica. 

### **L'intelligenza artificiale è già entrata nella guerra**

Il rapporto, osserva ancora *Futurism*, non affronta l'uso che le Forze Armate statunitensi fanno già oggi dell'intelligenza artificiale. Il responsabile per l'IA del Pentagono, Cameron Stanley, ha dichiarato sotto giuramento che *Grok* è stato impiegato per attaccare oltre 2.000 obiettivi distinti con più di 2.000 munizioni nell'arco di 96 ore. Prima di *Grok*, anche *Claude* era già stato utilizzato nella selezione dei bersagli in Iran e nell'ambito di *Project Maven*, il programma statunitense per l'individuazione automatizzata degli obiettivi militari.

Tra le strutture civili colpite dopo essere state identificate con quei sistemi figura la scuola elementare femminile *Shajareh Tayyebeh* di Minab, nella provincia iraniana di Hormozgan, distrutta il 28 febbraio da un missile *Tomahawk* statunitense nel primo giorno di guerra. Secondo *Amnesty International* sono morte almeno 156 persone, tra cui più di 100 bambini. I media statali iraniani parlano invece di 168 vittime, in gran parte bambine tra i 7 e i 12 anni. Esperti delle Nazioni Unite hanno chiesto un'inchiesta indipendente. *Amnesty* ha attribuito la strage all'impiego, da parte degli Stati Uniti, di informazioni non aggiornate che non indicavano la natura civile dell'edificio.

### **Il blackout che mostra la fragilità dei data center**

Non serve comunque necessariamente una guerra per misurare quanto possano essere vulnerabili le infrastrutture su cui si regge l'intelligenza artificiale. Giovedì *ChatGPT*, *Claude* e *Grok* sono andati offline contemporaneamente e senza preavviso. Come ha ricostruito *Wired*, non è ancora chiaro perché tre sistemi appartenenti ad aziende diverse siano diventati indisponibili nello stesso momento. L'interruzione non ha riguardato tutti i modelli: *Anthropic* ha fatto sapere che erano irraggiungibili soltanto Opus 4.8 e Opus 5, mentre *SpaceXAI* ha [segnalato](https://futurism.com/artificial-intelligence/nobody-saying-why-major-chatbot-outage?ref=focusamerica.it) disservizi diffusi.

L'unica azienda a rispondere ai giornalisti è stata *OpenAI*. "Un errore di instradamento cominciato intorno alle 7:43 del mattino, ora del Pacifico, di giovedì 3 settembre ha reso *ChatGPT* e *Codex* non disponibili per alcuni utenti su tutte le piattaforme", ha dichiarato un portavoce. In Italia erano le 16:43\. "Dalle 8:17 circa del mattino, ora del Pacifico, di giovedì una soluzione è stata implementata con successo e resta sotto monitoraggio".

Una delle ipotesi era un problema di *Cloudflare*, fornitore utilizzato da tutte e tre le aziende, ma la società lo ha escluso parlando con *The Register*: "Cloudflare non sta sperimentando disservizi significativi in questo momento. I nostri servizi funzionano normalmente e qualunque resoconto che affermi il contrario è scorretto". Anche *Azure* di Microsoft, l'altro grande fornitore di servizi cloud preso in considerazione, non risultava interessato da problemi rilevanti.

Resta *SpaceXAI*. L'azienda, che si chiamava *xAI* prima di essere assorbita nella società spaziale di Elon Musk, dispone nei data center *Colossus*, vicino a Memphis, di capacità di calcolo che rivende anche ai concorrenti, ricavandone miliardi di dollari. A maggio Anthropic ha preso in affitto l'intero impianto *Colossus 1*. Nel pomeriggio di giovedì SpaceXAI si è scusata sui social, riconoscendo almeno una parte della responsabilità: "Ci dispiace per i problemi che potreste aver avuto con *Grok* dopo un'interruzione al nostro centro di calcolo di Memphis stamattina. Vogliamo scusarci anche con i nostri partner di calcolo colpiti dal disservizio".

Il guasto spiegherebbe quindi i problemi di *Grok* e *Claude*, ma non quelli di *ChatGPT*, sui quali non è ancora emersa una spiegazione valida. Resta però un dato significativo: due delle tre aziende che si presentano come concorrenti indipendenti sono finite offline nello stesso momento perché dipendono dalla stessa infrastruttura fisica in Tennessee. La vulnerabilità dei *data center* che Stokes descrive come una possibile leva militare del futuro è già, in parte, una caratteristica ordinaria dell'infrastruttura su cui funziona l'intelligenza artificiale.