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# Anche Fox News comincia a dubitare di Trump
- URL: https://focusamerica.it/anche-fox-news-comincia-a-dubitare-di-trump/
- Published: 2026-08-08T13:00:39.000Z
- Updated: 2026-08-08T13:00:39.000Z
- Description: Da Laura Ingraham a Joey Jones, i volti della rete più vicina al presidente mettono in discussione l’efficacia della strategia militare in Iran. Intanto un sondaggio di Fox News in Texas dà il democratico James Talarico in vantaggio su Ken Paxton.
- Author: Redazione
- Tags: Media, Fox News, Texas, USA 2026, #ig-pubblicato

I commentatori di Fox News hanno cominciato a criticare apertamente l’andamento della guerra contro l’Iran. A mettere in dubbio i risultati dei bombardamenti sono conduttori di prima serata, analisti militari e alcuni dei volti più noti della rete sulla quale Donald Trump ha potuto contare durante entrambi i suoi mandati, in diversi casi legati anche da rapporti personali con la Casa Bianca.

Laura Ingraham è la voce più insistente. Nella puntata del 24 luglio, dopo che il *New York Times* aveva riferito delle minacce che avevano costretto Trump a rinunciare a utilizzare il nuovo *Air Force One*, la conduttrice ha contestato le rivendicazioni della Casa Bianca sui danni inflitti alle Forze Armate iraniane. “Se l’Iran è ancora in grado di minacciare in modo credibile l’*Air Force One* all’estero, allora è evidente che non abbiamo decimato le sue capacità militari”, ha osservato. “Sono ancora in grado di fare molti danni”.

Già a giugno Ingraham si era chiesta come fosse possibile che un esercito descritto come ormai distrutto continuasse a rappresentare una minaccia per gli Stati Uniti. A marzo aveva inoltre chiesto che Washington facesse piena luce su quella che aveva definito una “orribile tragedia involontaria di questa guerra”: l’uccisione di almeno 168 civili, tra cui 120 bambini, nell’attacco contro una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran. L’edificio era stato colpito il 28 febbraio, il giorno in cui il conflitto era iniziato con il raid che aveva ucciso la guida suprema Ali Khamenei.

Il 30 marzo la conduttrice aveva domandato se Trump fosse stato informato fin dall’inizio dei rischi dell’intervento oppure se gli fosse stata prospettata un’operazione rapida. A luglio ha poi invitato il presidente a uscire dal conflitto prima delle elezioni di metà mandato, citando un sondaggio *Washington Post/Ipsos* secondo cui il 69% degli americani disapprova la gestione della guerra, contro il 29% che la approva.

Johnny “Joey” Jones, collaboratore della rete ed ex sergente dei Marines che ha perso entrambe le gambe in Afghanistan, mantiene una posizione scettica fin dai primi giorni del conflitto. La sua opinione pesa anche per la vicinanza a Pete Hegseth, suo ex collega a Fox News e oggi Segretario alla Difesa, che ha seguito il suo recente rientro nella riserva del Corpo dei Marines. Dopo la morte di alcuni militari statunitensi in un contrattacco in Kuwait, Jones ha affermato che chiedere spiegazioni sulla guerra non significa mettere in discussione né la lealtà verso gli Stati Uniti né il giudizio del presidente.

Il 18 luglio, dopo l’uccisione di altri due militari americani in Giordania, Jones ha criticato apertamente la strategia adottata dalla Casa Bianca. “Dico spesso che il presidente Trump dovrebbe parlare a voce alta e portare un grosso bastone”, ha dichiarato. “Adesso forse è il momento in cui conta soprattutto il bastone, perché limitarsi a sganciare bombe dall’alto non impedisce loro di fare quello che vogliono”. Le alternative, ha aggiunto, richiederebbero tempo, “e il tempo non è dalla nostra parte”.

Fronte interno 

### Anche Fox News ora dubita della guerra contro l’Iran

Conduttori, analisti e perfino i sondaggisti della rete più vicina a Donald Trump mettono in discussione strategia, costi e tempi del conflitto, a tre mesi dalle elezioni di metà mandato.

Grafica di FocusAmerica

In onda Fox News 

69%

degli americani disapprova la gestione della guerra contro l’Iran

Disapprova 69% Approva 29% 

Sondaggio Washington Post/Ipsos, luglio 2026

Quinto mese di guerra contro l’Iran • Petrolio in rialzo • Disapprovazione al 69% • Elezioni di metà mandato il 3 novembre • Quinto mese di guerra contro l’Iran • Petrolio in rialzo • Disapprovazione al 69% • Elezioni di metà mandato il 3 novembre • 

Il palinsesto del dissenso 

#### Cinque mesi di dubbi in prima serata

Trump aveva promesso di tenere gli Stati Uniti fuori dalle «guerre senza fine», ricorda Brit Hume: ora la rete che lo ha sempre sostenuto racconta un conflitto dal quale non è chiaro come uscire. Tocca le voci per il contesto.

1. Mar Stuart VarneyConduttore, Fox Business «Houston, abbiamo un problema»  
La battuta arriva già a marzo, davanti ai primi rialzi del petrolio. Da allora i conduttori di Fox Business tornano con regolarità sui costi del conflitto per i consumatori americani, in vista del voto di novembre.
2. Mar Laura IngrahamConduttrice Chiede piena luce sull’«orribile tragedia involontaria» di Minab  
L’attacco del 28 febbraio contro una scuola elementare di Minab, nel sud dell’Iran, ha ucciso almeno 168 civili, tra cui 120 bambini. Il 30 marzo la conduttrice domanda se a Trump fossero stati presentati i rischi reali dell’intervento o soltanto la prospettiva di un’operazione rapida.
3. Giu Jesse WattersConduttore L’accordo con Teheran? Annunciato come imminente ormai da moltissimo tempo  
È tra i sostenitori più fedeli del presidente, e proprio per questo la sua osservazione sull’intesa sempre rinviata pesa più di altre.
4. Giu John RobertsConduttore Si dice «un po’ perplesso» davanti alla strategia negoziale della Casa Bianca  
Nei giorni scorsi ha incalzato un ospite sulle contraddizioni del racconto ufficiale su negoziati, Stretto di Hormuz e scorte di munizioni. Dopo cinque mesi di guerra, osserva, sembra di essere tornati al punto di partenza.
5. 18 lug Johnny «Joey» JonesEx sergente dei Marines, collaboratore «Adesso forse è il momento in cui conta soprattutto il bastone»  
Parla dopo l’uccisione di due militari americani in Giordania: «Limitarsi a sganciare bombe dall’alto non impedisce loro di fare quello che vogliono». Amico ed ex collega del Segretario alla Difesa Pete Hegseth, è scettico fin dai primi giorni del conflitto.
6. 24 lug Laura IngrahamConduttrice «Sono ancora in grado di fare molti danni»  
Dopo le minacce che hanno costretto Trump a rinunciare al nuovo Air Force One: «Se l’Iran è ancora in grado di minacciare in modo credibile l’Air Force One all’estero, allora è evidente che non abbiamo decimato le sue capacità militari». A luglio invita il presidente a uscire dal conflitto prima delle elezioni.
7. Ago Keith KelloggGenerale in pensione «Non credo che siamo vicini a finire il lavoro»  
«...se dipendiamo solo dai bombardamenti», precisa. Kellogg aveva lasciato proprio Fox News per fare l’inviato speciale di Trump per l’Ucraina, incarico concluso alla fine del 2025.

Il sondaggio che scotta 

#### In Texas i numeri imbarazzano la rete

Un sondaggio commissionato dalla stessa Fox News (23–27 luglio, 1.006 elettori registrati) dà il democratico James Talarico avanti sul repubblicano Ken Paxton nella corsa al Senato del 3 novembre. Il margine rientra nell’errore statistico, ma il segnale c’è.

James Talarico · Dem51%

Ken Paxton · Rep48%

Corsa al Senato degli Stati Uniti in Texas, voto del 3 novembre 2026

≈1 su 4 Quasi un quarto degli elettori repubblicani fuori dall’area MAGA si dice pronto a votare per il candidato democratico. 

In diretta Sean Hannity contesta quei numeri, prodotti però dal servizio sondaggi della sua stessa rete. E su Fox Business Larry Kudlow rincara: «I sondaggi sono pessimi».

Fonte: analisi delle trascrizioni di Fox News; sondaggio Washington Post/Ipsos, luglio 2026; sondaggio Fox News in Texas, 23–27 luglio 2026, 1.006 elettori registrati.

### **Il costo politico della guerra**

Mercoledì anche il generale in pensione Keith Kellogg ha invitato Trump a cambiare approccio. “Non credo che siamo vicini a finire il lavoro, se dipendiamo solo dai bombardamenti”, ha dichiarato sulla stessa rete. Kellogg aveva inizialmente lasciato proprio *Fox News* per assumere l’incarico di inviato speciale per l’Ucraina nella seconda Amministrazione Trump, conclusosi alla fine del 2025.

Brit Hume ha invece collegato il conflitto alle promesse elettorali del presidente. Trump, ha ricordato, si era impegnato a tenere gli Stati Uniti fuori dalle “guerre senza fine” e ora si ritrova coinvolto in un conflitto dal quale non è chiaro come uscire. Una situazione che lo rende politicamente vulnerabile e aumenta la pressione per trovare rapidamente una via d’uscita. Perfino Jesse Watters, tra i suoi sostenitori più fedeli, a giugno aveva fatto notare che un accordo con Teheran viene annunciato come imminente ormai da moltissimo tempo.

Anche John Roberts, conduttore di Fox News, a giugno si era detto “un po’ perplesso” davanti alla strategia negoziale della Casa Bianca. Nei giorni scorsi ha incalzato un ospite sulle contraddizioni del racconto della Casa Bianca riguardo ai negoziati, allo Stretto di Hormuz e alla posizione americana nel conflitto, mentre altre ricostruzioni sollevavano dubbi sullo stato delle scorte di munizioni degli Stati Uniti. Dopo cinque mesi di una guerra profondamente impopolare, ha osservato, sembra di essere tornati al punto di partenza.

Su Fox Business, la rete economica del gruppo, i conduttori tornano con regolarità sull’aumento del prezzo del petrolio e sulle conseguenze per i consumatori americani in vista delle elezioni di metà mandato. “Houston, abbiamo un problema”, aveva sintetizzato già a marzo Stuart Varney.

### **I numeri che imbarazzano la rete televisiva**

Un sondaggio di Fox News condotto in Texas tra il 23 e il 27 luglio su 1.006 elettori registrati ha dato il democratico James Talarico in vantaggio sul repubblicano Ken Paxton per 51% a 48% nella corsa al Senato del 3 novembre. Il margine rientra nell’errore statistico, ma quasi un quarto degli elettori repubblicani non appartenenti all’area MAGA si è detto disposto a votare per il candidato democratico. Sean Hannity ha contestato in diretta quei numeri, prodotti però dal servizio sondaggi della sua stessa rete.

Mercoledì Larry Kudlow, già direttore del *National Economic Council* della Casa Bianca, ha dedicato gran parte dell’intervista al senatore repubblicano Tommy Tuberville a criticare la strategia del Partito Repubblicano. “I socialisti stanno vincendo, stanno prendendo il controllo del Partito Democratico, e i repubblicani non fanno niente”, ha detto. “I sondaggi sono pessimi”. Il suo rimprovero si è concluso con un duro attacco al Senato, accusato di restare immobile. Tuberville si è limitato ad annuire.

Giovedì *Fox News* ha dato ampio spazio all’attacco contro Anthony Fauci, dopo il voto con cui la Commissione Sicurezza Interna del Senato lo ha dichiarato in oltraggio al Congresso con 8 voti favorevoli e 5 contrari, disponendo il deferimento diretto al Dipartimento di Giustizia per aggirare il voto dell’aula. La mattina successiva, però, *Fox & Friends* ha letto a lungo la memoria difensiva dei suoi avvocati, compresa l’accusa rivolta a Rand Paul di perseguire una vendetta personale e di utilizzare la giustizia contro un avversario politico.

Watters ha definito Abdul El-Sayed “il musulmano del Michigan”, mentre Ingraham ha dichiarato di sperare che i Democratici abbraccino la sinistra socialista, convinta che ciò favorirebbe i repubblicani alle urne. Lo stesso giorno, tuttavia, Lawrence Jones ha attribuito la crescita dei *Democratic Socialists of America* alle piccole donazioni e al lavoro capillare svolto sul territorio. Una strategia che, ha spiegato, funziona perché parla a “persone che in questo momento sono disperate”.

Secondo l’analisi delle trascrizioni dell’ultima settimana, da cui provengono molti di questi episodi, *Fox News* resta una rete conservatrice e continua spesso a minimizzare o ignorare le notizie più sgradite ai repubblicani. Allo stesso tempo, però, appare oggi più litigiosa e più indipendente dell’immagine di macchina di propaganda compatta descritta dai suoi critici. Dal servizio sondaggi a Fox Business cresce la disponibilità a raccontare ai telespettatori una realtà che molti di loro percepiscono già: i sondaggi peggiorano, la guerra procede male e una parte crescente dell’elettorato sta pagando il prezzo economico del conflitto.