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# Alle primarie Dem vincono i progressisti, ma nei seggi in bilico hanno meno soldi
- URL: https://focusamerica.it/alle-primarie-dem-vincono-i-progressisti-ma-nei-seggi-in-bilico-hanno-meno-soldi/
- Published: 2026-10-11T14:30:04.000Z
- Updated: 2026-10-11T14:30:04.000Z
- Description: Secondo FiftyPlusOne ha vinto il 78 per cento dei candidati sostenuti dalla sinistra del partito. Quasi 30 nuovi progressisti sono favoriti, ma solo sei corrono nei seggi in bilico.
- Author: Lorenzo Ruffino
- Tags: Elezioni, USA 2026, Midterm, Primarie Democratiche, Democratici, #ig-pubblicato

Alle primarie democratiche di quest'anno i candidati sostenuti dalla sinistra del partito hanno vinto 127 sfide su 162, il 78 per cento, e quasi 30 nuovi progressisti sono favoriti per entrare al Congresso a gennaio. I dati vengono da un'analisi di [*FiftyPlusOne*](https://blog.fiftyplusone.news/p/progressives-won-a-lot-of-primaries?ref=focusamerica.it), un sito americano di dati e previsioni elettorali che da gennaio ha seguito tutti i candidati e tutti gli appoggi ufficiali nelle primarie per la Camera, il Senato e i governatori, sul modello dei progetti condotti negli anni passati dal sito di analisi elettorale FiveThirtyEight.

Per misurare il peso della sinistra, *FiftyPlusOne* ha considerato progressista ogni candidato sostenuto da almeno uno di nove esponenti o gruppi: la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, i senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, il *Congressional Progressive Caucus*, che riunisce i parlamentari progressisti, i *Democratic Socialists of America* (DSA), la principale organizzazione socialista del paese, la rete di attivisti *Indivisible*, *Justice Democrats*, il *Sunrise Movement*, il movimento giovanile per il clima, e il *Working Families Party*, un piccolo partito di sinistra che di solito appoggia i candidati democratici. Il campione comprende così quasi tutti i progressisti che hanno avuto un sostegno organizzato, senza disperdersi tra i candidati che hanno preso poche centinaia di voti.

Nel 2024 i gruppi progressisti si erano concentrati sulla difesa dei seggi già conquistati, mentre quest'anno hanno sostenuto circa quattro volte più candidati. Erano così tanti che circa un terzo dei progressisti sconfitti ha perso contro un altro candidato appoggiato da un gruppo progressista. Considerando solo chi non era già in carica, i progressisti hanno vinto 38 primarie su 68, il 56 per cento. Sono percentuali simili a quelle delle elezioni precedenti, a partire dal 2018, l'anno dei grandi successi della sinistra democratica. La vera novità è il numero dei candidati, dopo un 2024 più tranquillo. I primi dati parziali, aggiornati al 30 giugno, mostravano già un [andamento](https://focusamerica.it/nelle-primarie-americane-vincono-i-progressisti-le-donne-e-i-candidati-di-trump/) simile. Nel conteggio sono considerati vincitori anche i candidati che in California e nello stato di Washington sono arrivati tra i primi due e in Alaska tra i primi quattro, perché in questi stati le primarie sono uniche per tutti i partiti e al voto di novembre passano i più votati, a prescindere dal partito.

Primarie democratiche 2026 

La sinistra democratica ha vinto quasi quattro primarie su cinque. *Ora la prova è a novembre*

I candidati sostenuti dall'ala progressista del Partito Democratico hanno vinto 127 primarie su 162\. Dei 37 nuovi candidati arrivati al voto di novembre, sei corrono nei seggi più combattuti.

Grafica di FocusAmerica 11 ottobre 2026 

La stagione delle primarie, settimana per settimana

Primarie vinte al **15 settembre**

127

su **162** candidati sostenuti dalla sinistra del partito: il **78%**

Ha vinto la primaria Ha perso Deputato in carica sconfitto 

Rivedi la stagione 

Ogni punto è un candidato. Tocca il grafico per leggere il risultato di ogni settimana.

Le giornate con più candidati progressisti: 2 giugno (39 vittorie su 45), 23 giugno (18 su 24) e 19 maggio (17 su 19). Cinque deputati in carica sostenuti dalla sinistra hanno perso il seggio: Dan Goldman, Adriano Espaillat, Diana DeGette, Shri Thanedar e John Larson.

56%

dei candidati non in carica ha vinto la primaria: 38 su 68

1 su 3

tra i progressisti sconfitti ha perso contro un altro candidato sostenuto dalla sinistra

14

parlamentari in carica eliminati alle primarie: mai così tanti dal 1970, esclusi gli anni in cui i collegi sono stati ridisegnati

Chi ha scelto meglio

Ocasio-Cortez ha sostenuto pochi candidati e ha vinto quasi sempre, ma con margini stretti

Candidati non in carica sostenuti da ciascun esponente o gruppo progressista. Ogni punto è un candidato: toccalo per vedere chi è e chi altro lo ha sostenuto.

Ordina per Vittorie Margine medio Candidati sostenuti 

Ha vintoHa persoQuota di vittorie

Ocasio-Cortez 7 vittorie su 8 (88%) · Indivisible 10 su 14 (71%) · Working Families Party 23 su 33 (70%) · Sanders 15 su 22 (68%) · Justice Democrats 10 su 15 (67%) · Warren 9 su 14 (64%) · Democratic Socialists of America 3 su 5 (60%) · Sunrise Movement 12 su 20 (60%) · Congressional Progressive Caucus 13 su 22 (59%).

I candidati di Elizabeth Warren hanno vinto con il margine medio più ampio, 26 punti. Nel 2024 il Working Families Party aveva sostenuto 17 candidati non in carica: avevano vinto in 10.

La mappa di novembre

Dei 37 nuovi candidati della sinistra, solo sei corrono nei seggi più combattuti

Diciotto sono in seggi sicuri per i democratici, sei in seggi favorevoli e sette in seggi sfavorevoli. Tocca un seggio per aprire la scheda.

Tutti 37 In bilico 6 Favorevoli 6 Sicuri 18 Sfavorevoli 7 

Seggio alla CameraSenato o governatore: vota tutto lo Stato

‹ › Tutta la mappa 

I sei seggi più combattuti: Senato in Michigan (Abdul El-Sayed), 7° distretto dell'Ohio (Brian Poindexter), 1° distretto del Montana (Sam Forstag), 35° distretto del Texas (Johnny Garcia), 1° distretto di New York (Chris Gallant) e 5° distretto della Virginia (Tom Perriello).

In quattro seggi sicuri della California a novembre si sfidano due democratici: lì la vittoria del candidato progressista non è scontata.

I soldi e le stime

Nelle 16 sfide aperte i progressisti hanno raccolto in media 690.000 dollari in meno dei repubblicani

Quattro di loro sono però avanti nelle stime pur avendo raccolto meno. Cambia vista per confrontare i soldi con i margini previsti.

Distacco nei soldi Totale raccolto Margine previsto 

Milioni di dollari

Chi ha raccolto più del repubblicano: Pappas (+11,2 milioni), El-Sayed (+3,6), Flanagan (+1,2), Cooke (+1,1), Pearson (+0,8), Perriello (+0,4), Forstag (+0,1). Chi ha raccolto meno: Garcia (−0,1), Poindexter (−1,5), Hollowell (−1,8), Brooks (−2,0), Villegas (−2,3), Halpin (−3,1), Gallant (−3,1), Lawrence (−5,2), Nixon (−10,3).

In Michigan la spesa dei gruppi esterni cancella il vantaggio di El-Sayed

Fondi raccolti dalle campagne: El-Sayed avanti di **3,6 milioni** di dollari

Spesa dei gruppi esterni: repubblicani avanti di **quasi 50 milioni**

In Ohio succede il contrario: Poindexter ha raccolto 1,5 milioni in meno di Miller, ma la spesa esterna a suo favore supera di oltre 3 milioni quella avversaria.

Il punto

Più della metà dei nuovi candidati della sinistra corre in seggi considerati sicuri per uno dei due partiti. La prova vera sono i sei seggi in bilico: in tre i progressisti hanno raccolto meno soldi degli avversari, ma il modello FocusAmerica ne vede **quattro in vantaggio**, due dei quali per meno di un punto.

Fonti FiftyPlusOne, dati sulle primarie democratiche 2026 e classificazione dei seggi al 1° ottobre (per il governatore del New Mexico, Cook Political Report). Federal Election Commission, fondi raccolti dalle campagne fino al 30 giugno o, per chi ha votato più tardi, fino a 20 giorni prima delle primarie. Modello FocusAmerica, margini previsti aggiornati all'11 ottobre 2026, ore 7:15\. PoliAgg, citato da FiftyPlusOne, per la spesa dei gruppi esterni. 

Note Sono considerati progressisti i candidati sostenuti da almeno uno tra Alexandria Ocasio-Cortez, Bernie Sanders, Elizabeth Warren, Congressional Progressive Caucus, Democratic Socialists of America, Indivisible, Justice Democrats, Sunrise Movement e Working Families Party. Vale come vittoria anche il passaggio al voto di novembre nelle primarie aperte a tutti i partiti (California, Washington, Alaska). I vincitori non in carica sono 38: Graham Platner, candidato al Senato in Maine, si è poi ritirato e non compare tra i 37 della mappa. Sulla mappa i punti indicano una città del distretto, non i suoi confini. Il margine medio è un'elaborazione di FocusAmerica sui dati FiftyPlusOne. 

Il tasso di successo più alto è quello di Ocasio-Cortez, che è stata molto selettiva e ha sostenuto solo otto candidati non in carica. Sette hanno vinto, l'88 per cento. Il *Working Families Party* ha puntato su molti più nomi: ha sostenuto 33 candidati non in carica e 23 sono arrivati alle elezioni di novembre (il 70 per cento, oltre 15 punti meno di Ocasio-Cortez). Nel 2024 ne aveva sostenuti 17 e solo 10 avevano vinto la primaria.

I DSA e il *Sunrise Movement* hanno visto vincere il 60 per cento dei loro candidati non in carica, anche se il dato dei socialisti si basa su appena cinque nomi. Il risultato peggiore è quello del *Congressional Progressive Caucus*, con il 59 per cento sui suoi 22 candidati non in carica. Il gruppo ha subito anche le sconfitte più visibili tra i deputati in carica: quattro suoi membri, Diana DeGette, Shri Thanedar, Dan Goldman e Adriano Espaillat, hanno perso contro sfidanti più a sinistra di loro. A Denver la socialista Melat Kiros ha [battuto](https://focusamerica.it/in-colorado-due-vittorie-progressite-alle-primarie-dem-e-sconfitto-il-senatore-bennet/) DeGette, deputata da trent'anni. I loro seggi sono sicuri per i democratici e saranno quindi con ogni probabilità rappresentati da progressisti di un altro tipo. Il 2026 è l'anno con più parlamentari in carica sconfitti alle primarie dal 1970, se si escludono quelli in cui sono stati ridisegnati i collegi elettorali: 14 membri del Congresso non sono arrivati alle elezioni di novembre e altri ancora hanno perso la corsa per un incarico più alto.

Per ognuno dei gruppi analizzati hanno vinto circa tre candidati non in carica su cinque, o anche di più: i progressisti premiati dagli elettori sono quindi molto diversi tra loro. Hanno vinto tanti candidati sostenuti da esponenti più vicini ai vertici del partito, come il *Congressional Progressive Caucus* ed Elizabeth Warren, quanti quelli appoggiati da gruppi più radicali come *Justice Democrats* e *Indivisible*. Le vittorie dei candidati socialisti-democratici contro deputati in carica, come Darializa Avila Chevalier a New York e Kiros a Denver, e le [divisioni](https://focusamerica.it/israele-teme-di-perdere-il-sostegno-americano-dopo-le-primarie-democratiche-a-new-york/) interne sul sostegno a Israele hanno attirato più attenzione, ma non rappresentano tutti i progressisti che hanno vinto.

Dodici candidati progressisti non in carica erano sostenuti anche da *J Street*, un'organizzazione filoisraeliana, e sette di loro hanno vinto la primaria. Lo stesso gruppo appoggiava 56 progressisti in carica e 53 sono stati confermati. In più di una decina di primarie si sono sfidati progressisti di correnti diverse. Nel 9° distretto dell'Illinois Daniel Biss, sostenuto da *J Street*, dal *Congressional Progressive Caucus* e da Warren, ha battuto un campo affollato di candidati. La sua principale avversaria era Kat Abughazaleh, che si definisce socialista-democratica, è molto critica verso Israele ed era appoggiata da gruppi di attivisti come *Justice Democrats* e il *Sunrise Movement*.

Bob Brooks in Pennsylvania e Rebecca Cooke in Wisconsin, che corrono in due distretti in bilico, hanno ottenuto una combinazione di sostegni poco comune: quello di Bernie Sanders, quello della *Blue Dog Coalition*, il gruppo dei deputati democratici moderati, e quello del DCCC (*Democratic Congressional Campaign Committee*), il comitato con cui i vertici del partito gestiscono le campagne per la Camera. Per gli autori dell'analisi casi come questi mostrano che non esiste un movimento progressista definito in modo chiaro e che bisogna stare attenti alle conclusioni generali.

I candidati non in carica sostenuti da Ocasio-Cortez hanno vinto più spesso degli altri, ma con alcuni dei margini più stretti: solo quelli dei DSA hanno vinto con un vantaggio medio più basso. Secondo *FiftyPlusOne* molti di loro hanno quindi vinto in condizioni più difficili. Il margine conta perché può pesare sulla capacità di unire gli elettori in vista di novembre. I candidati di Warren hanno ottenuto le vittorie più nette, con un margine medio di 26 punti, pur affrontando in media più di quattro avversari, il numero più alto tra i gruppi analizzati. In parte dipende da un paio di primarie vinte in Illinois con dieci o più candidati.

Dei 37 progressisti non in carica che hanno vinto la primaria, circa la metà corre in distretti sicuri per i democratici e sei in distretti dove sono favoriti, secondo il [modello](https://fiftyplusone.news/forecast/house?ref=focusamerica.it) di previsione di *FiftyPlusOne*. Altri sette corrono in seggi dove i repubblicani sono favoriti o sicuri di vincere. Per la maggior parte di loro il risultato è quindi già deciso. Restano sei progressisti in corsa nei seggi più combattuti: i loro risultati diranno se un candidato di sinistra può vincere anche nei territori in bilico, una domanda che torna a ogni elezione.

Per chi corre in questi seggi conteranno molto i soldi raccolti direttamente dalle campagne. La spesa dei super PAC, i gruppi che possono raccogliere e spendere somme illimitate senza coordinarsi con i candidati, e quella dei comitati di partito pesano molto, ma i fondi dei candidati rendono di più: nelle settimane prima del voto le campagne hanno diritto a tariffe scontate sugli spot televisivi e pagano una frazione di quanto spendono i gruppi esterni per gli stessi spazi.

Secondo i dati della *Federal Election Commission*, l'agenzia federale che controlla i finanziamenti elettorali, a metà anno i progressisti avevano raccolto più soldi degli avversari nei distretti a loro favorevoli ed erano indietro in quelli più favorevoli ai repubblicani, dove spesso corrono deputati in carica che hanno accumulato grandi riserve negli anni. Nelle 16 sfide classificate come in bilico o come favorevoli ma non sicure per uno dei due partiti, i progressisti erano in media indietro di circa 690.000 dollari rispetto ai repubblicani, soprattutto quando sfidavano un deputato in carica. I dati arrivano al 30 giugno o, per chi ha votato più tardi alle primarie, a 20 giorni prima del voto.

Nel 7° distretto dell'Ohio, leggermente favorevole ai democratici, al 30 giugno il deputato repubblicano Max Miller aveva raccolto 1,5 milioni di dollari più del democratico Brian Poindexter. Quattro progressisti che sfidano deputati repubblicani in carica in seggi dove i democratici sono favoriti erano indietro in media di 2,6 milioni. Chi corre per un seggio senza deputato in carica era messo un po' meglio: nel 1° distretto del Montana, in bilico, il democratico Sam Forstag aveva raccolto 80.000 dollari più del repubblicano Aaron Flint. Molti candidati dovranno ora raccogliere grandi somme in poco tempo oppure contare sulla spesa dei gruppi alleati e del partito.

Poindexter è già aiutato dal Partito Democratico, che punta sul seggio di Miller anche per le [accuse](https://focusamerica.it/il-deputato-accusato-di-violenze-dallex-moglie-in-ohio-non-si-ritira/) di violenza domestica contro il deputato. Secondo un aggregatore, la spesa esterna a favore di Poindexter o contro Miller supera di oltre 3 milioni di dollari quella dell'altra parte. Anche Brooks, nel 7° distretto della Pennsylvania, ha un vantaggio simile in una corsa dove la spesa esterna è molto alta. Nel secondo trimestre ha aumentato la raccolta fondi e organizza raccolte congiunte con Poindexter, Forstag e altri candidati.

Nella corsa per il Senato del Michigan Abdul El-Sayed, che ad agosto ha [vinto](https://focusamerica.it/abdul-el-sayed-vince-le-primarie-dem-per-il-senato-in-michigan/) le primarie democratiche, a metà luglio aveva raccolto 3,7 milioni di dollari più del suo avversario repubblicano. I gruppi vicini ai repubblicani hanno però speso quasi 50 milioni di dollari più di quelli vicini ai democratici, una cifra che cancella il vantaggio del candidato.

Il denaro comunque non decide sempre. William Lawrence, nel 7° distretto del Michigan, è uscito da una primaria molto combattuta con milioni di dollari in meno del suo avversario repubblicano ed è ancora leggermente indietro nella spesa esterna. Da allora ha ottenuto il sostegno dei vertici del partito e dei rivali moderati battuti alle primarie. Secondo il modello di *FiftyPlusOne* ha 9 possibilità su 10 di vincere.