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# Alla Camera americana le maggioranze sono sempre più ristrette
- URL: https://focusamerica.it/alla-camera-americana-le-maggioranze-sono-sempre-piu-ristrette/
- Published: 2026-10-22T21:00:00.000Z
- Updated: 2026-10-22T21:00:00.000Z
- Description: Dal 1995 nessun partito ha avuto più del 59 per cento dei seggi in una delle due camere del Congresso. Con maggioranze così strette bastano poche defezioni per bloccare una legge.
- Author: Lorenzo Ruffino
- Tags: Politica interna, Congresso, Camera, Senato, Storia, #ig-pubblicato

Nel gennaio 2025, quando si è insediato il nuovo Congresso, sarebbe bastato che tre seggi cambiassero partito per ribaltare la maggioranza repubblicana alla Camera. Al Senato ne sarebbero serviti cinque. Nel 1869 ne servivano 25 al Senato e 43 alla Camera. Il confronto è contenuto in un'analisi del sito di dati [*USAFacts*](https://usafacts.org/articles/the-viz-lab/in-todays-congress-three-seats-can-decide-everything/?ref=focusamerica.it), che ha ricostruito i rapporti di forza fra democratici e repubblicani all'inizio di ogni Congresso dal 1857 a oggi.

Per oltre un secolo il Congresso è passato da maggioranze larghe a maggioranze strette e viceversa. Dal 1995 non succede più: all'inizio di ogni legislatura, che dura due anni e comincia a gennaio, nessun partito ha avuto più del 59 per cento dei seggi in una delle due camere. Oggi al Senato i repubblicani hanno 53 seggi su 100 contro i 45 dei democratici, alla Camera 219 contro 215\. Nel 1869 i repubblicani avevano l'86 per cento dei seggi del Senato, nel 1937 i democratici il 79 per cento al Senato e il 76 per cento alla Camera. Oggi sono pochi seggi, non decine, a [decidere](https://focusamerica.it/un-voto-in-alaska-vale-48-volte-la-media-gli-stati-e-i-collegi-che-decidono-il-congresso/) quale partito ha la maggioranza.

Congresso · 1857-2025

## Dal 1995 *nessun partito supera il 59%* dei seggi al Congresso

Quota di seggi di democratici e repubblicani all’inizio di ogni Congresso, cioè ogni due anni. L’area colorata è il vantaggio del partito di maggioranza: dopo la guerra civile e negli anni Trenta superò i 50 punti, oggi è di 8 seggi su 100 al Senato e di 4 su 434 alla Camera.

Democratici Repubblicani 

Senato 100 seggi nel 2025 

0%25%50%75%100%

Dal 1995 

186018801900192019401960198020002020

Camera 434 seggi nel 2025 

0%25%50%75%100%

186018801900192019401960198020002020

Fonte Elaborazione di Focus America su dati del Congresso raccolti da USAFacts. I seggi sono contati per partito di appartenenza al momento del giuramento, non per gruppo parlamentare: eletti di altri partiti e indipendenti sono esclusi, per questo le due quote possono non sommare a 100. 

I seggi sono contati in base al partito di appartenenza al momento del giuramento, non al gruppo parlamentare con cui l'eletto vota. USAFacts ha scelto questo criterio perché permette di confrontare i Congressi fino al 1857, mentre l'adesione ai gruppi non viene registrata ufficialmente. Per questo i margini possono differire leggermente da come il controllo delle camere è stato organizzato nella pratica.

Con una maggioranza stretta un partito può permettersi di perdere pochissimi voti quando vuole approvare una legge. Se la maggioranza è ampia, il testo passa anche quando alcuni parlamentari del partito si oppongono. Se è ristretta, bastano poche defezioni, qualche assenza o l'opposizione di una corrente interna per farlo cadere.

Alla Camera la maggior parte delle leggi passa a maggioranza semplice, cioè con il voto favorevole di più della metà dei deputati. Al Senato i passaggi sono due: servono 60 voti per chiudere il dibattito e poi la maggioranza semplice per approvare il testo. Senza quei 60 voti un senatore può ricorrere al *filibuster*, l'ostruzionismo che gli permette di tenere la parola a tempo indeterminato e di impedire il voto. Un partito che non ha almeno 60 senatori ha quindi bisogno dell'aiuto di qualcuno fuori dalle proprie file per portare una legge al voto. Più il margine è piccolo, più è facile che pochi parlamentari della maggioranza affossino un provvedimento votando contro, non presentandosi o passando dall'altra parte, oppure che la minoranza lo blocchi del tutto.

Una maggioranza ridotta aumenta anche la probabilità che un voto finisca in parità. Le due camere gestiscono il pareggio in modo molto diverso. Al Senato la Costituzione prevede che sul 50 a 50 decida il voto del vicepresidente. Alla Camera non esiste nulla di simile: un voto in parità equivale a una bocciatura e la legge non può andare avanti se non viene ripresentata. Per arrivare sulla scrivania del presidente, ogni legge deve passare sia alla Camera sia al Senato.

I margini all'inizio di un Congresso non sempre coincidono con il risultato delle elezioni. Tra il 1793 e il 1933 il Congresso veniva eletto a novembre, il mandato iniziava a marzo dell'anno successivo e la prima sessione ordinaria si apriva solo a dicembre, 13 mesi dopo il voto. Il calendario seguiva i tempi dell'agricoltura e la lentezza dei viaggi da una parte all'altra del paese. Nel frattempo il presidente poteva convocare il Senato in sessione speciale per le questioni urgenti, cosa che succedeva soprattutto all'inizio di un nuovo mandato presidenziale per confermare i ministri e le altre nomine principali dell'amministrazione.

Nei mesi fra il voto e la prima sessione alcuni eletti morivano, si ammalavano gravemente, perdevano il seggio dopo un ricorso sul risultato o venivano dichiarati ineleggibili. I seggi rimasti vuoti andavano a elezioni suppletive, che a volte vinceva il partito opposto a quello uscito dalle urne. Nel 72° Congresso (1931-1933) questo bastò a ribaltare la Camera: alle elezioni del novembre 1930 i repubblicani avevano vinto 218 seggi contro 216, ma quando la prima sessione si aprì, nel dicembre 1931, 14 deputati eletti erano morti. Le suppletive diedero la maggioranza ai democratici, che si insediarono con 219 seggi contro i 213 dei repubblicani. Il problema non è sparito nemmeno dopo il 20° emendamento alla Costituzione, che ha accorciato l'intervallo fra l'elezione e la prima riunione.

Quando Camera e Senato hanno la stessa maggioranza si parla di Congresso unificato. Allineare i lavori delle commissioni e le priorità legislative è più facile, ma non c'è la garanzia che una legge passi in entrambe le camere. Nel 2017 la Camera approvò l'*American Health Care Act*, la legge sanitaria dei repubblicani, mentre la versione del Senato fu bocciata per due voti, anche se i repubblicani controllavano Camera, Senato e Casa Bianca.

Dal 1857 il 76,5 per cento dei Congressi è iniziato con una maggioranza unificata. La serie più lunga è quella dei democratici, che controllarono entrambe le camere dal 1955 al 1981 per 13 Congressi consecutivi. Prima di allora le serie più lunghe erano state di sette e di otto Congressi. Nel XXI secolo non è più successo: dal 2001 ci sono state quattro fasi di controllo unificato all'inizio della legislatura e nessuna è durata più di due Congressi, cioè quattro anni. Con il conteggio per partito di appartenenza, l'ultima è cominciata nel 2023 ed è arrivata al secondo Congresso.