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# Air Force One, mandati di comparizione per quattro reporter del New York Times
- URL: https://focusamerica.it/air-force-one-mandati-di-comparizione-per-quattro-reporter-del-new-york-times/
- Published: 2026-07-11T16:00:33.000Z
- Updated: 2026-07-11T16:00:33.000Z
- Description: Dovranno testimoniare davanti a un gran giurì dopo le rivelazioni sulle falle di sicurezza dell’aereo donato dal Qatar. Il quotidiano newyorkese: “Un tentativo sfacciato di intimidire i giornalisti”.
- Author: Redazione
- Tags: Media, Giustizia, New York Times, #ig-pubblicato

L’Amministrazione Trump ha notificato ieri mandati di comparizione a quattro giornalisti del *New York Times*, pochi giorni dopo che il quotidiano aveva rivelato gravi carenze nei sistemi di sicurezza del nuovo *Air Force One*, l’aereo presidenziale donato dal Qatar. I reporter dovranno presentarsi mercoledì davanti a un gran giurì federale a Manhattan. In alcuni casi, i mandati sono stati consegnati personalmente da agenti federali, che si sono presentati alla porta delle abitazioni dei cronisti.

“La comparsa di agenti federali sulla soglia di casa dei giornalisti dovrebbe scuotere la coscienza di ogni americano che crede nella Costituzione e nella libertà di stampa che essa protegge”, ha dichiarato ieri sera David McCraw, principale consulente legale della redazione del *New York Times*. 

> *“Questo atto sfacciato è soltanto un tentativo di impedire ai cittadini di sapere che cosa accade nel proprio Paese, intimidendo i giornalisti”.*

### **Le rivelazioni sull’aereo donato dal Qatar**

I mandati di comparizione emessi forniscono pochissimi dettagli e si limitano a chiedere ai reporter di testimoniare “in relazione a una presunta violazione della legge penale federale”. A firmarli è stato Jay Clayton, procuratore federale di Manhattan recentemente nominato da Trump come prossimo direttore dell’intelligence nazionale. Né la Casa Bianca né l’ufficio del procuratore hanno risposto alle richieste di commento.

I giornalisti convocati sono Julian E. Barnes, Eric Lipton, Tyler Pager ed Eric Schmitt. Mercoledì avevano rivelato che Trump era ripartito dalla Turchia a bordo del vecchio *Air Force One*, per precauzione e su indicazione del *Secret Service*. Il giorno successivo, il quotidiano aveva riferito che il nuovo velivolo, un *Boeing 747-8* donato dal Qatar, era privo di alcune delle dotazioni di sicurezza avanzate installate sul suo predecessore, tra cui i sistemi di difesa antimissile. Entrambi gli articoli si basavano anche sulle testimonianze di fonti anonime.

Prima della pubblicazione del primo articolo, un alto funzionario dell’FBI aveva già contattato il giornale chiedendo che la notizia non venisse diffusa per ragioni di sicurezza nazionale, senza tuttavia fornire ulteriori spiegazioni. Il portavoce del *New York Times*, Charlie Stadtlander, ha confermato l’accaduto.

### **L’offensiva contro la stampa**

Non è la prima volta che, durante il secondo mandato di Trump, il Dipartimento di Giustizia tenta di costringere dei giornalisti a rivelare informazioni sulle proprie fonti. Nel corso dell’anno aveva già convocato reporter del *Wall Street Journal* e del *Washington Post*, salvo poi ritirare i mandati di comparizione dopo i ricorsi presentati dalle due testate. 

A gennaio 2026, inoltre, agenti dell’FBI avevano perquisito l’abitazione di Hannah Natanson, un giornalista del *Washington Post*, sequestrando un telefono, due computer e uno *smartwatch* nell’ambito di un’indagine sulla gestione di materiale classificato.

Lo scontro tra Trump e il *New York Times* si estende ormai da tempo anche alle aule di tribunale. Lo scorso anno il presidente ha intentato contro il quotidiano una causa per diffamazione, mentre il quotidiano newyorkese ha a sua volta citato in giudizio il Pentagono per le restrizioni imposte ai cronisti che seguono le Forze Armate. 

A maggio, la Commissione Federale per le Pari Opportunità sul lavoro ha quindi denunciato il *New York* *Times* per discriminazione. Proprio ieri, prima della nuova escalation di questa guerra strisciante tra i media e l’Amministrazione Trump, il quotidiano newyorkese aveva risposto con una controdenuncia, sostenendo che l’iniziativa fosse una ritorsione per la sua copertura giornalistica della presidenza Trump.